Il passaggio ufficiale di 344 chilometri di strade bellunesi da Veneto Strade ad ANAS riapre il confronto sul futuro della gestione viaria in montagna. L’operazione, presentata nei comunicati istituzionali anche come uno sgravio di costi per l’ente locale, viene contestata da Antonio Barattin, già consigliere provinciale di Belluno e coordinatore, all’inizio degli anni Duemila, del movimento autonomista L’Intesa Dolomitica.
Secondo Barattin, il trasferimento non rappresenterebbe soltanto una riorganizzazione amministrativa, ma segnerebbe l’indebolimento del presidio locale costruito con la nascita di Veneto Strade. Tra il 2001 e il 2002, ricorda l’ex amministratore, la società venne istituita sotto la presidenza di Oscar De Bona, insieme a una Direzione operativa decentrata a Belluno. Quella scelta, nella sua ricostruzione, puntava a garantire una gestione diretta delle infrastrutture in un territorio caratterizzato da passi dolomitici, versanti esposti alle frane ed emergenze legate alla neve.
Il timore di un ritorno al centralismo
La critica riguarda soprattutto il rischio che le decisioni vengano progressivamente allontanate dal territorio. Barattin sostiene che il modello di prossimità fosse stato pensato per assicurare l’intervento di tecnici e maestranze con una conoscenza specifica delle condizioni delle vallate e della rete viaria. Per questo, il ritorno di ANAS viene definito dall’autore un passo indietro rispetto all’impostazione costruita oltre vent’anni fa e un ridimensionamento del principio di autonomia amministrativa rivendicato per l’area bellunese.
Nel testo vengono richiamati anche gli interventi, rimasti secondo Barattin isolati, di Paolo De Cian, esponente di Ance e Confindustria Dolomiti Belluno, e di Alessandra Fontana, della Filt Cgil. Entrambi, nei mesi precedenti, avevano segnalato il rischio di uno svuotamento delle competenze di Veneto Strade, dell’allontanamento dei centri decisionali e di possibili conseguenze sull’efficacia del pronto intervento in quota.
Il dibattito sul futuro della provincia
La posizione espressa da Barattin è accompagnata da una critica al silenzio della politica locale, ritenuta poco reattiva di fronte alla riorganizzazione. L’autore sostiene che le risorse avrebbero dovuto essere utilizzate per rafforzare la gestione territoriale, invece di trasferire la responsabilità delle arterie a un soggetto nazionale. Nel testo, tuttavia, viene lasciata aperta anche la possibilità che l’analisi sia superata e che il nuovo assetto possa funzionare senza produrre le criticità paventate.
La riflessione si conclude con un richiamo alle altre questioni considerate decisive per la provincia di Belluno: turismo, energia e riorganizzazione degli enti locali. Secondo Barattin, si tratta di ambiti che, come la manutenzione delle strade, non dovrebbero essere affrontati in modo passivo o completamente delegato. Il trasferimento della rete viaria ad ANAS diventa così il punto di partenza di un interrogativo più ampio sul grado di autonomia e sulla capacità del territorio di governare direttamente le proprie infrastrutture.