Scontro sull’APS, l’opposizione diffida il sindaco

Consiglieri denunciano ritardi nella convocazione dell’assemblea richiesta e si rivolgono al Prefetto per la gestione dell’acqua.

È scontro politico a Rocca Sinibalda sulla gestione della vicenda APS e del servizio idrico. I consiglieri di minoranza Rosella Bianchi, Roberto Quondamstefano e Mario Concezi contestano al sindaco Stefano Micheli la mancata convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio comunale.

La richiesta era stata presentata il 4 agosto con l’obiettivo di discutere pubblicamente le criticità del servizio e le segnalazioni ricevute dai cittadini. Secondo i rappresentanti della minoranza, alla domanda non sarebbe seguita la convocazione entro i termini previsti, nonostante un successivo sollecito.

La diffida al Prefetto

Di fronte alla mancata convocazione, i tre consiglieri hanno deciso di rivolgersi al Prefetto con una formale diffida. L’iniziativa, spiegano, nasce dalla necessità di garantire l’esercizio delle prerogative riconosciute ai componenti del Consiglio comunale e di portare la questione nelle sedi istituzionali.

Per i consiglieri, il ricorso alla Prefettura non dovrebbe essere necessario per ottenere una normale discussione consiliare. La minoranza sostiene di non chiedere concessioni, ma il rispetto delle regole e del diritto a esaminare pubblicamente le questioni che riguardano la comunità, a partire dalle condizioni del servizio idrico.

Le accuse all’amministrazione

La contestazione si estende al metodo seguito dall’amministrazione guidata da Stefano Micheli. In una dichiarazione dai toni duri, l’opposizione afferma che un Comune non debba essere considerato il feudo personale di chi lo amministra e paragona l’attuale situazione al ritorno della figura del podestà, sostenendo che nel 2026 non sia accettabile un modello nel quale una sola persona decide e gli altri si limitano a prendere atto.

I consiglieri annunciano che continueranno a chiedere trasparenza e confronto pubblico sulla gestione dell’acqua. A loro giudizio, se per ottenere il rispetto delle prerogative istituzionali è necessario coinvolgere il Prefetto, la questione non riguarderebbe più soltanto il servizio idrico, ma anche il modo in cui l’amministrazione comunale interpreta il confronto democratico.