La rimozione di alcuni pini a Ravenna riaccende il confronto tra cittadini, comitato Salviamo i pini e amministrazione comunale. Gli ultimi abbattimenti sono avvenuti ieri in via Maggiore, dove sono stati rimossi alcuni esemplari, e in piazza dei Caduti, dove è stato eliminato un altro albero della stessa specie.
A intervenire è Gianfranco Spadoni, consigliere comunale di Lista per Ravenna e Lega, che contesta le modalità con cui il Comune sta procedendo. Secondo Spadoni, la vicenda non riguarda soltanto il confronto tra residenti e istituzioni, ma presenta anche conseguenze di rilievo sul piano storico e ambientale per il territorio ravennate.
Il confronto sulla sicurezza
Il consigliere riconosce che il Tar ha confermato la posizione dell’amministrazione comunale, orientata a far prevalere la sicurezza pubblica e la tutela dell’incolumità dei cittadini. Allo stesso tempo, sostiene che l’abbattimento di piante secolari evidenzi una gestione caratterizzata da superficialità e incompetenza. La sua critica si inserisce nella contestazione già espressa dal gruppo Salviamo i pini, contrario alla progressiva eliminazione degli alberi.
Spadoni considera insufficienti anche le sostituzioni avviate dall’assessore Schiano con nuove varietà di arbusti ritenute più adatte. A suo giudizio, la perdita dei pini produce danni ambientali e modifica in modo graduale l’immagine del paesaggio ravennate, legato storicamente alla presenza di questa specie mediterranea.
Il valore storico della pineta
Nel suo intervento, il consigliere richiama anche il simbolo ufficiale e storico della città, lo stemma civico con due leoni e un pino domestico. Cita inoltre la Divina Commedia, ricordando il riferimento di Dante alla pineta terrestre del Paradiso e alla divina foresta spessa e viva, immagine associata al paesaggio e al fruscio degli alberi.
La sicurezza e la prevenzione del rischio, precisa Spadoni, non sono messe in discussione. Il punto, secondo il consigliere, è se una cura più accurata e una potatura adeguata, distribuita nel tempo, avrebbero potuto contribuire a conservare una parte dei pini, mantenendo a Ravenna un’immagine paesaggistica riconoscibile e legata alla storia del territorio.