L’ipotesi di estendere la zona rossa all’area della movida di via Gallucci divide il Partito democratico di Modena. La misura, annunciata nei giorni scorsi dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Fabrizia Triolo con la partecipazione del sindaco Massimo Mezzetti, viene considerata sproporzionata da una parte significativa dei dem.
Le prime perplessità erano state espresse dalle associazioni di categoria e dagli esercenti della zona, preoccupati dal possibile effetto negativo sull’immagine del quartiere. Secondo il parlamentare Pd Stefano Vaccari, la situazione di via Gallucci non sarebbe paragonabile a quella di aree interessate da persistenti problemi di microcriminalità, spaccio, violenza e degrado.
Il confronto sulla sicurezza
Vaccari ricorda che a Modena una misura analoga è già stata adottata nell’area della stazione ferroviaria e di viale Gramsci. A suo giudizio, quel provvedimento non avrebbe risolto le criticità, ma le avrebbe almeno in parte spostate nelle zone limitrofe. Per questo il parlamentare contesta l’eventuale applicazione dello stesso strumento alla zona dei viali, caratterizzata soprattutto dalla presenza di numerosi locali e giovani.
Gli episodi di aggressioni e scazzottate, sottolinea Vaccari, devono essere contrastati e non possono essere minimizzati. Tuttavia, il problema dovrebbe essere affrontato distinguendo tra i fenomeni di violenza e la gestione ordinaria della movida. Il parlamentare critica inoltre l’assenza di un confronto preventivo con le associazioni di categoria, che hanno manifestato le proprie perplessità dopo l’annuncio della misura.
Nel suo intervento, Vaccari richiama anche l’esperienza avviata nei mesi estivi in via Gallucci con street tutor e vigilanza privata, sostenuta economicamente dalla Camera di Commercio. Il bilancio del primo mese era stato descritto come positivo e l’attività era stata presentata come un monitoraggio aggiuntivo a tutela di frequentatori, operatori e residenti, non come una risposta a un’emergenza di ordine pubblico.
Le alternative indicate dal Pd
Il parlamentare si chiede quindi che cosa sia cambiato in poche settimane e ipotizza che dal ministero dell’Interno possa essere arrivato un indirizzo per estendere le zone rosse anche ai luoghi della movida. Secondo Vaccari, problemi diversi non possono essere affrontati con lo stesso strumento. Prima di introdurre provvedimenti eccezionali, sostiene, occorrerebbe dimostrare l’esistenza di una situazione altrettanto eccezionale.
La posizione è stata ribadita anche dal segretario cittadino del Pd Diego Lenzini e dal responsabile Sicurezza del partito, Stefano Manicardi. I due esponenti affermano di rispettare il lavoro e le valutazioni tecniche del prefetto e delle istituzioni riunite nel Comitato, ma giudicano sproporzionata l’applicazione della misura in un contesto dove l’esperienza con tutor e vigilanza privata aveva dato risultati positivi.
Lenzini e Manicardi chiedono di distinguere i problemi di sicurezza dalla movida e sollecitano norme che consentano ai Comuni di intervenire contro gli esercizi che non rispettano le regole. Allo stesso tempo, ritengono necessario mettere le forze dell’ordine nelle condizioni di contrastare violenze e atti di bullismo, evitando che giovani ed esercenti rispettosi delle prescrizioni siano penalizzati insieme a chi commette reati.
Vaccari indica infine nel confronto già annunciato dal Comune su orari, vendita e somministrazione di alcolici, musica, commercio e rumore la sede più adatta per trovare un equilibrio tra residenti, operatori economici e frequentatori del centro storico. Il Pd sostiene invece che le zone rosse, introdotte dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel 2024, rischino di spostare le criticità senza risolverle.