Alla vigilia dell’Election Day, gli ultimi rilevamenti citati dal New York Times delineano uno scenario favorevole ai democratici nelle elezioni di midterm negli Stati Uniti. Secondo i Final Polls del quotidiano, il Partito democratico sarebbe in vantaggio in tutti i sette Stati considerati decisivi per il controllo del Senato.
La partita riguarda Michigan, Kansas, Texas, Maine, Ohio, Alaska e Iowa. In alcuni di questi Stati, tradizionalmente considerati roccaforti repubblicane, i risultati prospettati dai sondaggi appaiono particolarmente significativi. Il caso più evidente è quello del Michigan, dove Abdul El Sayed viene accreditato di un vantaggio di 11 punti su Mike Rogers.
Il margine e il rischio di errore
Lo stesso New York Times invita però alla cautela e si interroga sull’affidabilità delle rilevazioni. Dall’inizio dell’era Trump, infatti, non è la prima volta che previsioni positive per i democratici si rivelano poi inesatte al momento del voto. Il principale elemento di incertezza riguarda il comportamento degli elettori repubblicani, che secondo il quotidiano sarebbero tendenzialmente più restii a rispondere ai sondaggi.
Questa minore disponibilità a partecipare alle rilevazioni può produrre una sottostima del consenso repubblicano e aumentare il rischio di un errore di valutazione. Il quotidiano considera quindi concreta la possibilità che il risultato finale sia meno favorevole ai democratici rispetto alle previsioni. Tuttavia, il vantaggio registrato in diversi Stati sarebbe abbastanza ampio da consentire una vittoria anche nel caso in cui il peso del voto repubblicano fosse stato calcolato in modo non corretto.
Il giudizio sull’amministrazione Trump
Tra i fattori che alimentano le aspettative per i democratici c’è anche la valutazione sull’operato del presidente Donald Trump. Le elezioni di midterm possono infatti trasformarsi in un giudizio sull’amministrazione in carica, soprattutto quando il livello di popolarità del presidente è particolarmente basso.
Secondo il quadro riportato dal New York Times, Trump avrebbe un tasso di approvazione vicino al 35 per cento. Nella storia recente delle elezioni di metà mandato, soltanto Harry Truman nel 1946 avrebbe affrontato un appuntamento elettorale con un livello di popolarità inferiore.
La difficoltà per il presidente riguarderebbe inoltre, per la prima volta, anche una parte dell’elettorato repubblicano. Il suo consenso tra gli elettori del partito risulterebbe almeno 12 punti più basso rispetto a quello registrato nel 2018. In quell’occasione la cosiddetta blue wave aveva permesso ai democratici di conquistare una solida maggioranza alla Camera, senza però sottrarre seggi ai repubblicani al Senato.