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Mauriello (Meritocrazia Italia): “Rapporto Istat negativo, ma l’Italia può riprendere a crescere”

"Occorrono investimenti e premialità al merito"

Mauriello (Meritocrazia Italia): “Rapporto Istat negativo, ma l’Italia può riprendere a crescere”

«Senza merito, il capitale umano si disperde. Senza merito, il capitale economico si concentra per rendita, non per capacità. Senza merito, la formazione diventa certificazione formale, la carriera diventa anzianità, la politica diventa cooptazione», afferma il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello.

“Rapporto Istat negativo, ma l’Italia può riprendere a crescere”

«La conseguenza è semplice: un Paese che rallenta, che non seleziona le sue migliori energie, che confonde l’uguaglianza di opportunità con l’uniformità dei risultati. Il rapporto dell’Istat, nell’anno in cui l’istituto celebra il proprio centenario, fotografa precisamente un’Italia così, che sconta ancora produttività debole e ritardi negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.

E l’occupazione non inclusiva, le disuguaglianze di genere e i carichi familiari rappresentano un ulteriore fattore che alimenta i divari nelle opportunità sociali ed economiche. Con un numero di nascite inferiore ai decessi, il saldo naturale nel 2025 continua a essere negativo e la popolazione complessiva si mantiene stabile grazie a un saldo migratorio positivo che compensa quello della dinamica naturale.

Aumentano le persone senza figli e i figli unici, mentre continuano a diminuire le coppie con figli. Ma nel presentare il rapporto, il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha sottolineato come l’economia italiana abbia mostrato nel 2025 segnali di resilienza in uno scenario globale complesso, segnato da tensioni geopolitiche. Per cui le potenzialità di crescita ci sono. Occorre sfruttarle valorizzando il nostro capitale umano.

È il rapporto stesso a evidenziare come: attraverso maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione. I livelli occupazionali, il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, il benessere collettivo si raggiungono non a parole ma coi fatti. E i fatti ci dicono che la meritocrazia è l’unica strada per riprendere a crescere. Si primino talenti, volontà, disponibilità al sacrificio.

Ovunque ci sia merito come criterio univoco al progredire in carriera: nelle società di capitali, dove si deve passare da una logica di rendita a una di performance; nel commercio, dove pure si deve abbandonare la rendita di posizione e tornare alla competizione reale; nella formazione, dove la valutazione del percorso deve prevalere su quella del voto; e infine in politica, dove occorre spezzare il meccanismo deleterio della cooptazione».