Internazionale

La Svizzera vota sulla neutralità e sulle sanzioni alla Russia

Il quesito del 27 settembre divide il Paese e mette in discussione il rapporto con Bruxelles

Il 27 settembre 2026 gli elettori svizzeri saranno chiamati a esprimersi sull’iniziativa popolare Salvaguardia della neutralità svizzera, che propone di rendere più rigide le norme costituzionali sul principio di neutralità. Al centro del voto c’è anche l’adesione di Berna alle sanzioni economiche adottate dall’Unione europea contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Il testo chiede di iscrivere nella Costituzione che la neutralità debba essere permanente e armata. La Confederazione, secondo i promotori, non dovrebbe aderire né collaborare con alleanze militari o difensive, salvo in caso di aggressione diretta o di atti preparatori a un attacco. In caso di approvazione, la Svizzera dovrebbe inoltre astenersi dal partecipare a conflitti tra Stati terzi e dal varare sanzioni contro Paesi belligeranti, fatta eccezione per quelle imposte dalle Nazioni Unite e per le misure contro l’elusione dei provvedimenti.

Il confronto sulle sanzioni

La consultazione arriva dopo la decisione del Consiglio federale di allinearsi alle misure dell’Unione europea contro Mosca, una scelta che ha alimentato divisioni nel Paese. Secondo un rilevamento della Società svizzera di radiotelevisione, il fronte contrario all’iniziativa sarebbe in vantaggio con il 63% dei consensi. Chi sostiene il governo ritiene che una neutralità costituzionalmente blindata limiterebbe la capacità delle autorità di intervenire in situazioni di crisi e di tutelare gli interessi nazionali.

Tra gli argomenti utilizzati dai contrari figura il rischio che, senza l’adesione alle sanzioni, la Svizzera potesse diventare un punto di passaggio per i capitali degli oligarchi russi e per il commercio di petrolio e carbone. Il sistema attuale comprende il congelamento dei beni e il divieto d’ingresso per 2.790 persone, imprese e organizzazioni russe, oltre a restrizioni su banche, intermediari finanziari e soggetti collegati all’apparato militare-industriale. L’accettazione dell’iniziativa comporterebbe, secondo questa posizione, lo smantellamento di un impianto formato da 21 pacchetti di sanzioni.

Neutralità e rapporti con l’Europa

Il fronte favorevole alla proposta sostiene invece che la neutralità debba impedire anche l’adozione di sanzioni contro gli Stati coinvolti in una guerra. I contrari ricordano che il principio è già presente nella Costituzione federale e che l’applicazione delle misure internazionali non ha impedito a Berna di ospitare conferenze di pace. Il consigliere federale Ignazio Cassis ha sottolineato che la neutralità vieta il coinvolgimento militare nei conflitti, ma non impedisce sanzioni economiche contro chi viola le regole comuni e minaccia la sicurezza.

Nel dibattito è intervenuto anche l’ex consigliere federale Pascal Couchepin, secondo il quale la neutralità svizzera non può essere considerata un dogma immutabile. Couchepin ha richiamato la necessità di mantenere accordi con Bruxelles, partner più forte sul piano economico e demografico, anche per difendere valori democratici condivisi. Cassis ha aggiunto che l’obiettivo non dovrebbe essere un automatismo capace di legare le mani alle autorità, osservando che essere neutrali in tempo di pace è più semplice quando non vi è una minaccia diretta.

Nella stessa giornata gli elettori voteranno anche su un’iniziativa dedicata all’alimentazione sostenibile. La proposta punta a portare almeno al 70% delle derrate la quota di produzione interna, aumentando gli alimenti vegetali e rafforzando la tutela dell’acqua, del suolo e della biodiversità. Governo e Parlamento considerano gli obiettivi difficili da raggiungere in dieci anni e paventano costi elevati e limitazioni alla libertà di scelta dei consumatori.