Il dibattito sul futuro della Lega coinvolge militanti, amministratori e dirigenti del territorio bergamasco. Alla festa del partito di Bolgare, un militante ha contestato pubblicamente i rappresentanti sul palco, invitandoli a smettere di litigare sui giornali e a dare il buon esempio. L’episodio riflette il clima di tensione tra chi continua a sostenere il segretario federale Matteo Salvini e chi chiede una revisione della linea politica.
Il confronto proseguirà lunedì sera nell’auditorium di Alzano, dove sono attesi il presidente della Regione Attilio Fontana e il senatore Massimiliano Romeo. Al centro dell’incontro ci sarà la guida del gruppo e, più in generale, l’identità del partito. Parallelamente, Gianluca Pini sta lavorando alla proposta di rilanciare la Lega Nord e di convocare un congresso federale.
Il ritorno alle origini
Pini sostiene che il progetto non abbia un carattere nostalgico, ma punti a contrapporre autonomismo e sovranismo. Secondo l’ex esponente leghista, il rinvio del congresso federale avrebbe impedito un confronto interno sulla direzione del partito. Anche Simona Pergreffi, componente del consiglio federale della Lega Nord, ritiene che il movimento rischi l’estinzione e debba recuperare il proprio progetto originario senza inseguire le altre forze politiche. A suo giudizio, il problema non riguarda soltanto la rabbia dei militanti, ma anche il loro scoraggiamento.
Una parte della base contesta inoltre il fatto che le divisioni siano diventate pubbliche. La deputata Rebecca Frassini ha ricordato la tradizione delle assemblee riservate, nelle quali i contrasti venivano affrontati lontano dai riflettori. Tra i sindaci prevale la cautela. Juri Imeri, primo cittadino di Treviglio, ha invitato a valorizzare le esperienze amministrative e a mantenere una direzione comune, mentre Mauro Brambilla, sindaco di Fontanella, ha sostenuto la necessità di un’assemblea dei militanti, ricordando che un congresso si è già svolto senza l’emergere di alternative.
Le posizioni degli amministratori
Camillo Bertocchi, sindaco di Alzano, rivendica la propria identità federalista e chiede di chiarire idee e valori, riconoscendo gli errori compiuti. Per Francesco Bramani, sindaco di Dalmine, invece, gli attacchi pubblici a Salvini danneggiano il partito: a suo avviso, per recuperare consensi sarebbe necessario riportare l’ex ministro dell’Interno a un ruolo di primo piano.
Andrea Capelletti, sindaco di Covo e responsabile provinciale degli enti locali, considera secondario il cambio del segretario e individua nella linea politica il nodo principale. Il partito, sostiene, non può continuare a muoversi tra sovranismo e autonomismo, considerati orientamenti difficilmente conciliabili. Cristian Invernizzi, già responsabile regionale degli enti locali, ha ricordato di aver criticato in passato alcune scelte, tra cui l’ingresso di Roberto Vannacci, e ha chiesto di passare dall’analisi dei problemi alla ricerca di soluzioni.
Claudia Terzi, assessora regionale vicina sia a Salvini sia a Fontana, non attribuisce l’intero calo dei consensi al segretario. Difende l’idea dell’espansione nazionale perseguita negli anni passati, ma sottolinea che il partito deve ricordare il legame con la propria regione e con i territori. Terzi non parla di una rimozione immediata di Salvini: propone piuttosto un cambiamento graduale, con una figura capace di rappresentare le esigenze locali accanto al segretario. Il confronto interno resta quindi aperto tra richiesta di discontinuità, difesa della leadership e ritorno ai temi originari.