Israele è chiamato alle urne per rinnovare i 120 seggi della Knesset, in un clima di forte tensione politica e militare. Il confronto principale è tra il Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu e Yashar, la formazione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot. I seggi sono aperti dalle 7 ora locale, le 6 in Italia, e chiuderanno alle 22, le 21 in Italia. Gli elettori aventi diritto sono oltre 7,3 milioni.
La fase finale della campagna è stata segnata dalla crisi di Hebron, dopo l’attacco a un checkpoint costato la vita a due soldati israeliani. L’esercito ha avviato una vasta operazione militare, disponendo la chiusura di Hebron e della vicina Halhul, il blocco dell’intera Cisgiordania, perquisizioni, arresti e demolizioni nei quartieri da cui provenivano gli attentatori.
La sicurezza al centro della campagna
Le forze armate israeliane sostengono che l’obiettivo sia smantellare infrastrutture terroristiche e individuare armi e militanti. Le autorità palestinesi denunciano invece una punizione collettiva ai danni della popolazione civile. L’offensiva si inserisce in un contesto segnato dall’espansione degli insediamenti israeliani e dall’aumento delle aggressioni dei coloni contro i palestinesi, in particolare durante la raccolta delle olive.
Secondo gli ultimi sondaggi, raccolti anche dal tracker elettorale di Haaretz, la competizione resta aperta e nessuno dei due principali schieramenti sembra in grado di raggiungere autonomamente la soglia dei 61 seggi necessaria per formare una maggioranza. Nell’ultima rilevazione Maariv, realizzata da Lazar Research, il blocco del premier è accreditato di 48 seggi, contro i 54 delle opposizioni e i 14 attribuiti ai partiti arabi. Yashar otterrebbe 21 deputati, il Likud 19 e la formazione dell’ex premier Naftali Bennett 15.
Per Eisenkot, il nodo principale sarà costruire una maggioranza alternativa, anche a causa della riluttanza di una parte dell’opposizione a governare con il sostegno dei partiti arabi. Netanyahu punta invece sulla sicurezza nazionale e sulla propria immagine di garante della protezione del Paese. Il primo ministro ha promesso una risposta senza precedenti all’attacco contro i militari, mentre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha chiesto il pieno controllo della Cisgiordania e lo smantellamento dell’Autorità nazionale palestinese.
Come si forma il governo
Il voto è espresso per un partito. Il leader della formazione più votata ha maggiori possibilità di diventare primo ministro, ma deve riuscire a costruire una coalizione. La soglia di sbarramento è fissata al 3,25%, pari a quattro seggi. Dei 37 partiti registrati, secondo le proiezioni soltanto dieci dovrebbero superarla.
Entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati ufficiali, il presidente Isaac Herzog assegnerà l’incarico al membro della Knesset che riterrà più adatto a raccogliere il sostegno necessario. Il candidato avrà 28 giorni per formare il governo, con la possibilità di una proroga di 14 giorni. In caso di fallimento, Herzog potrà incaricare un altro deputato, mentre si aprirà anche una finestra di 21 giorni nella quale 61 parlamentari potranno indicare un candidato. Se nessuno riuscirà a ottenere l’approvazione della Knesset, il Parlamento verrà sciolto e si tornerà al voto entro 90 giorni.