Servire Fermo chiede di riesaminare la fusione di Solgas in Astea Energia prima di procedere con il nuovo assetto societario. La richiesta è stata avanzata durante la conferenza stampa del 10 ottobre, nella sede di viale Trento, dove Saturnino Di Ruscio ha illustrato le criticità individuate dal movimento nell’operazione.
All’incontro hanno partecipato cittadini, consiglieri di altre forze di opposizione ed ex amministratori. Al centro del confronto ci sono le condizioni del passaggio dalla partecipazione comunale di maggioranza in Solgas a una quota minoritaria in Astea Energia, con particolare attenzione al valore economico dell’operazione, al peso decisionale dell’amministrazione e alla disponibilità della documentazione.
Il nodo del valore economico
Secondo l’analisi presentata da Servire Fermo, il patto parasociale del 2022 consente al Comune di esercitare fino al 12 luglio 2027 il diritto di vendere a SGR il proprio 51% di Solgas per circa 5,32 milioni di euro. Si tratta della cosiddetta opzione put, che permette la vendita della partecipazione a condizioni prestabilite.
La fusione estinguerebbe questo diritto in cambio di azioni di Astea Energia, valutate tra 2,97 e 3,91 milioni di euro in base al metodo utilizzato, oltre a un indennizzo di circa 220 mila euro. Il documento considera l’operazione giuridicamente percorribile e definisce aritmeticamente coerente, rispetto ai criteri adottati, il rapporto di concambio pari a 6,90. Viene però contestata l’adeguatezza complessiva della contropartita. Per questo il movimento propone un’integrazione economica oppure una nuova garanzia di vendita a tutela del patrimonio comunale.
Rappresentanza e accesso agli atti
Un ulteriore rilievo riguarda le 7.391 azioni assegnate a Fermo, pari al 4,99983% del capitale. Secondo gli autori dell’analisi, la quota appena inferiore al 5% potrebbe limitare alcuni diritti societari e la possibilità di incidere sulle decisioni più rilevanti. La richiesta è quindi di attribuire almeno un’azione aggiuntiva o di riconoscere al Comune un diritto esplicito di consenso su determinate materie.
Di Ruscio ha inoltre evidenziato la riduzione delle prerogative di nomina. Con il nuovo assetto, il Comune passerebbe dalle attuali possibilità di rappresentanza in Solgas alla designazione, alla scadenza dell’organo in carica, di un componente effettivo e di uno supplente del Collegio sindacale. Servire Fermo chiede anche un rappresentante nel Consiglio di amministrazione e nomine operative fin dall’avvio della nuova configurazione.
Tra le contestazioni rientrano anche gli impegni su sportelli, qualità dei servizi e sostegno al territorio, affidati a un patto quinquennale che, secondo il movimento, indicherebbe importi massimi e non minimi garantiti. L’analisi sollecita l’adesione diretta di Astea Energia all’accordo e mette in discussione la penale reciproca da 1,5 milioni di euro. Sono inoltre richiesti correttivi alla valutazione dell’avviamento e dei crediti ecobonus di Astea Energia, con un eventuale ricalcolo delle azioni spettanti a Fermo.
Sul piano amministrativo, Di Ruscio ha contestato i tempi di disponibilità della relazione del Collegio sindacale di Solgas. Secondo la ricostruzione del movimento, il documento, richiesto prima della seduta consiliare, sarebbe stato ricevuto il 1° ottobre, dopo il voto, rendendo necessario un accesso formale agli atti da parte delle opposizioni. Sono stati contestati anche i vincoli di riservatezza richiamati sulla relazione.
Servire Fermo attende di conoscere le intenzioni del sindaco per il 12 ottobre. Di Ruscio ha espresso preoccupazione anche per il futuro di Asite e per un possibile ridimensionamento del controllo pubblico sulle attività strategiche. Il portavoce Piergaetano Catalini ha infine chiesto un confronto oltre le appartenenze politiche, sostenendo che tutti i consiglieri debbano poter valutare le scelte sul patrimonio cittadino sulla base degli stessi elementi.