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Caos in +Europa: scontro totale tra Magi e i dissidenti Della Vedova e Hallissey

Dall'occupazione della sede romana ai bilanci bocciati, la scissione interna rischia di paralizzare i fondi e il futuro della formazione liberale

Caos in +Europa: scontro totale tra Magi e i dissidenti Della Vedova e Hallissey

Nei sondaggi naviga stabilmente attorno al 2%. Alle ultime elezioni Politiche del 2022 si era fermata poco sopra quella soglia, raccogliendo circa il 2,8% dei voti alla Camera.

Numeri non esattamente da partito pigliatutto, insomma.

Eppure, dentro +Europa, il clima è quello degno delle grandi scissioni della storia politica italiana (in copertina il segretario Riccardo Magi).

“Beghe da condominio”, ha invece ironizzato più di qualcuno in questi ultimi giorni e in queste ultime ore.

Che bagarre in +Europa, dalla sede occupata agli ultimatum al segretario nazionale

Con tanto di occupazioni della sede, mozioni contrapposte, accuse di gestione verticistica e richieste di congresso straordinario.

Nel piccolo, ma combattivissimo universo radical-liberale, infatti, è scoppiata una guerra interna che vede contrapposti il segretario nazionale Riccardo Magi e la minoranza guidata dal presidente del partito Matteo Hallissey insieme a Benedetto Della Vedova.

Matteo Hallissey presidente di +Europa

La tensione si taglia a fettine da mesi e oltre che sui contenuti e le strategie del partito ha origine anche nel più classico dei problemi e dei motivi del contendere: i soldi.

Dai bilanci bocciati al desiderio di una svolta, cronaca di mesi di tensioni

Seppur bollate come beghe da condominio, la vicenda in realtà è abbastanza seria nei contenuti.

Come detto, si parla di occupazioni notturne, bilanci bocciati e richieste di azzeramento della segreteria.

La scintilla è arrivata il 19 aprile, quando l’assemblea nazionale del partito ha bocciato la mozione della segreteria Magi e approvato invece quella dell’opposizione interna.

Un documento che, senza troppi giri di parole, chiedeva appunto l’azzeramento della segreteria e la convocazione di un nuovo congresso.

Tradotto terra terra, l’ultimatum lanciato a Magi era di questo tenore:

“Così non si può andare avanti”.

Il dubbio amletico, cosa fare da “grandi”

Secondo i critici della “direzione Magi”, infatti, il partito avrebbe preso una piega troppo verticistica e poco collegiale.

Sullo sfondo c’è anche una questione più politica: che fare da grandi?

Restare una forza autonoma e identitaria oppure entrare stabilmente nel famoso “campo largo” del Centrosinistra?

Una discussione che nel panorama progressista italiano ritorna puntuale come e più del Natale al 25 dicembre.

Magi, però, non sembra intenzionato a mollare. Anzi, ha liquidato l’idea di un congresso anticipato come una “follia” a un anno dalle elezioni.

Il ragionamento del segretario è semplice: aprire adesso una resa dei conti interna rischierebbe di trasformare +Europa in un “esperimento” troppo rischioso.

E in effetti i segnali non sono incoraggianti.

Un nodo non da poco, la bocciatura del bilancio

A peggiorare il clima è arrivata anche la bocciatura del bilancio del partito, passaggio delicatissimo non solo simbolicamente ma anche economicamente.

Il rischio di compromettere l’accesso al 2 per mille ha trasformato lo scontro politico in un problema molto concreto: senza soldi, anche le migliori battaglie liberali rischiano di finire direttamente in modalità risparmio energetico.

Da qui il gesto più teatrale dell’intera vicenda: Hallissey e Della Vedova hanno deciso di occupare per una notte la sede del partito in via Nazionale.

Occupazione rigorosamente pacifica, naturalmente.

Al termine della notte trascorsa nella sede, Hallissey ha sospeso la protesta chiedendo però un “gesto di responsabilità” a Magi: eleggere subito il nuovo presidente dell’assemblea nazionale — carica vacante e decisiva per la vita interna del partito — approvare il bilancio e poi avviare un congresso “di rilancio”.

L’altro tema “caldo”, il congresso

La parola chiave è poi sempre un’altra: il congresso.

Nella storia dei partiti italiani, il congresso è da sempre un argomento da prendere con le molle: c’è chi non li convoca mai, chi lo convoca “blindati” con un solo candidato, chi sceglie la via più democratica, ma poi lascia sul campo “più morti che feriti”.

Certo, il paradosso però è che +Europa, formazione nata per rappresentare una cultura politica razionale, pragmatica e dialogante, oggi appare intrappolata nelle dinamiche più classiche e intramontabili della politica italiana: correnti, leadership contestate, accuse di personalismo e guerre procedural-regolamentari combattute come fossero referendum costituzionali.

Con una differenza sostanziale rispetto ai grandi partiti: qui ogni litigio sembra avvenire in un salotto troppo piccolo per contenere tutti gli ego presenti.

Ma soprattutto talmente piccolo da provocare più di un’ironia.

La posizione dei “dissidenti”

Fatto sta che in queste ultime ore la posizione dei due dissidenti è ben chiara.

Benedetto Della Vedova ad esempio ha commentato:

“Chiediamo cose semplici: che si rispetti lo statuto, che si convochi presto un’assemblea (ritirando la proposta di una convocazione tra sette mesi, offensiva verso gli iscritti), che si elegga subito il nuovo Presidente come prescrive lo Statuto e che si approvi il bilancio in modo da evitare danni al partito. E che si prenda atto che la maggioranza ha chiesto con chiarezza che la parola torni agli iscritti, con un congresso”.

E ancora:

“Non si può pensare di continuare a gestire il partito da una posizione di minoranza, chissà fino a quando, non convocando l’assemblea e ignorando le decisioni degli organi, compresi quelli di garanzia, come se il partito fosse una cosa propria e non di tutti noi. Sblocchiamo finalmente questa situazione e ripartiamo, per rilanciare +Europa sia sul piano organizzativo che su quello politico”.

Da parte sua Matteo Hallissey ha aggiunto:

“Abbiamo deciso di occupare pacificamente la sede del Partito in Via Nazionale 172 perché +Europa deve uscire da questa dinamica di sistematica violazione dello Statuto e della legalità interna: una deriva profondamente preoccupante per una forza politica nata con l’ambizione di difendere e rafforzare lo Stato di diritto e la democrazia, in Italia e in Europa”.

Con un’altra annotazione:

“Oggi c’è una nuova maggioranza all’interno degli organi del partito, una nuova maggioranza che ha chiesto la convocazione di un congresso anticipato mentre l’attuale segreteria cerca in tutti i modi di opporsi”.