La settimana di polemiche sul Consiglio comunale di Ascoli Piceno si chiude con l’intervento del presidente dell’assise, Alessandro Bono, che torna su quanto accaduto durante l’ultima seduta. Al centro del confronto tra maggioranza e opposizione ci sono stati gli attacchi comparsi sui social dopo l’inaugurazione del cantiere di Palazzo Saladini Pilastri e la gestione del dibattito in aula.
Durante la seduta, il sindaco Marco Fioravanti era intervenuto in difesa dei dipendenti comunali e dei bambini finiti nel mirino delle contestazioni online. Alle sue parole aveva fatto seguito la reazione del consigliere Gregorio Cappelli, esponente della minoranza. Il confronto si era quindi acceso fino all’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri di opposizione.
Il richiamo al regolamento
Bono interviene ora per chiarire quali fossero, secondo il regolamento del Consiglio, le modalità con cui avrebbe potuto proseguire il confronto. Il presidente contesta la ricostruzione secondo cui sarebbe stato limitato il diritto di parola e invita a distinguere tra le diverse fasi previste dai lavori dell’assemblea.
«Prima di accusare le istituzioni di impedire il confronto democratico, sarebbe opportuno conoscere le regole che stabiliscono come quel confronto debba svolgersi», afferma Bono. Il riferimento è alla fase delle comunicazioni del sindaco e del presidente del Consiglio, durante la quale, spiega, non è generalmente prevista una replica immediata.
Il regolamento prevede tuttavia una possibilità nel caso in cui un consigliere venga citato direttamente. In questa situazione, l’esponente interessato può chiedere di intervenire al termine delle comunicazioni, esercitando il proprio diritto di replica secondo le modalità stabilite. È questa, secondo il presidente, la procedura che avrebbe potuto essere seguita nella seduta finita al centro delle polemiche.
La posizione del presidente
«È esattamente ciò che sarebbe potuto accadere», sottolinea Bono, sostenendo che, una volta concluso l’intervento di Fioravanti, Cappelli avrebbe potuto chiedere la parola. «Nessuno gli avrebbe impedito di farlo», aggiunge il presidente dell’assise.
Bono contesta quindi la scelta di intervenire interrompendo il sindaco e ribadisce che il confronto deve svolgersi nel rispetto delle procedure previste. «Prima di impartire lezioni di democrazia agli altri, sarebbe il caso di conoscere le regole e di rispettarle», conclude, difendendo la correttezza della conduzione dei lavori consiliari.