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Congresso spagnolo boccia i decreti sulla casa di Sánchez

Doppio esito negativo per due provvedimenti: cresce l’incertezza sull’esecutivo e prende forma lo scenario di una consultazione a novembre

Congresso spagnolo boccia i decreti sulla casa di Sánchez

Il Congresso dei deputati spagnolo ha respinto venerdì 2 ottobre 2026 i due decreti sulla casa approvati dal governo di Pedro Sánchez il 29 settembre. Il voto ha fatto decadere le misure contenute nei provvedimenti e ha aperto una nuova fase di incertezza per l’esecutivo, già impegnato a costruire maggioranze parlamentari sui principali dossier della legislatura.

Il doppio voto contrario

Il primo decreto ha ottenuto 172 voti favorevoli e 178 contrari. Il secondo si è fermato a 166 sì e 184 no. I numeri hanno confermato l’impossibilità per il governo di raccogliere un sostegno sufficiente in aula su entrambi i testi, nonostante il tentativo diretto del premier di modificare l’esito della votazione.

Sánchez è intervenuto a sorpresa chiedendo ai deputati di pensare alla gente e avvertendoli che la storia li avrebbe giudicati. Anche l’appello della ministra della Casa, Isabel Rodríguez, rivolto a Uniti per la Catalogna, non ha prodotto risultati. La ministra ha sostenuto che il 90 per cento delle proposte avanzate dal partito di Carles Puigdemont fosse già incluso nei decreti e ha offerto di trasformare i provvedimenti in disegni di legge, così da consentire eventuali precisazioni o correzioni tecniche.

Lo scenario delle elezioni

La bocciatura dei due testi alimenta i dubbi sulla capacità dell’esecutivo di ottenere l’appoggio necessario sui temi centrali della legislatura. Tra le ipotesi c’è quella di elezioni anticipate a fine novembre, con il premier che potrebbe cercare di capitalizzare lo scontento legato al caro affitti. Nel calendario elettorale, la prima domenica utile per un eventuale voto anticipato sarebbe il 29 novembre.

Il rigetto dei decreti, tuttavia, non determina automaticamente lo scioglimento del Congresso né la convocazione di nuove elezioni. La scelta resta quindi nelle mani del governo e dipende dagli sviluppi dei rapporti con le forze politiche necessarie a sostenere la maggioranza parlamentare.

La protesta è arrivata anche all’esterno del palazzo. Centinaia di manifestanti radunati davanti al Congresso hanno reagito alla bocciatura del primo provvedimento con slogan come vergogna e sciopero generale. Secondo quanto riportato da El País, i partecipanti hanno scandito anche la frase i loro profitti, la nostra miseria e hanno annunciato di voler proseguire la mobilitazione contro le difficoltà legate all’accesso alla casa.