Ventinove Comuni marchigiani restano esclusi dalla nuova classificazione delle aree montane e, secondo il consigliere regionale del Pd Leonardo Catena, dalla Regione non sono ancora arrivate misure concrete per attenuare le conseguenze della decisione. Tra i territori interessati figurano, nel Maceratese, Belforte del Chienti, Cingoli, Colmurano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, Tolentino e Treia.
Catena ha rilanciato la questione dopo la risposta fornita in Consiglio regionale dagli assessori Baldelli e Rossi. A suo giudizio, le rassicurazioni espresse nei mesi scorsi dalla Giunta e dal presidente Francesco Acquaroli non sarebbero state seguite da provvedimenti, risorse o strumenti operativi a tutela dei territori esclusi.
Il confronto tra Regione e Governo
Il consigliere ricostruisce una vicenda iniziata con l’approvazione dei nuovi criteri, inizialmente presentati dalla maggioranza come un risultato positivo. Una volta emerse le ricadute per parte dei territori marchigiani, sarebbero seguite promesse di interlocuzione con il Governo e di ricerca di una soluzione. Il Dpcm è però entrato in vigore senza modifiche, lasciando fuori dalla classificazione 29 Comuni della regione.
Nel dibattito è stato richiamato anche il ruolo di Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno e presidente di Anci Marche, che si è schierato a sostegno dei Comuni esclusi fino a sostenere il ricorso contro il Dpcm. Catena riferisce inoltre di un confronto con Acquaroli, nel quale il presidente avrebbe contestato il rischio di assumere una posizione contraria al Governo. Il consigliere considera l’episodio indicativo delle tensioni tra l’esigenza di difendere le comunità locali e la linea della maggioranza nazionale.
Le ricadute sui territori
La riclassificazione può incidere sull’accesso a agevolazioni per imprese e giovani, incentivi per l’agricoltura, misure dedicate al personale sanitario e scolastico e altri strumenti destinati alle aree montane. Secondo Catena, il possibile ridimensionamento di queste opportunità rischia di aggravare lo spopolamento e di indebolire la tenuta dei servizi nei territori interessati.
Il consigliere chiede quindi alla Regione di indicare quali misure intenda adottare, con quali risorse e secondo quali tempi. Se non sarà possibile modificare i criteri nazionali, la richiesta è di utilizzare le competenze e le disponibilità regionali per garantire ai Comuni esclusi opportunità analoghe a quelle degli altri territori.
Catena cita come esempio l’Emilia-Romagna, che avrebbe incrementato di 24 milioni di euro per il triennio 2026-2028 la dotazione ordinaria, pari a un aumento del 60 per cento, aggiungendo altri 18 milioni per le Strategie territoriali per le aree montane e interne. «Gli strumenti esistono», sostiene il consigliere, secondo cui ora servono decisioni operative e tempi certi per evitare ulteriori penalizzazioni alle comunità coinvolte.