La voce dei piccoli Comuni italiani è arrivata a Bruxelles con il Manifesto a tutela della Politica di Coesione e della Politica agricola comune per il periodo 2028-2034. Il documento, sottoscritto da oltre cento amministrazioni comunali e regionali, chiede che le risorse europee continuino a raggiungere concretamente tutti i territori, senza penalizzare gli enti di dimensioni ridotte.
Il Manifesto è stato consegnato a Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo delle Regioni, durante la Settimana europea delle Regioni e delle città, svolta a Bruxelles dal 12 al 14 ottobre. Tra i promotori figura Asia Trambaioli, vicesindaca di Gaiba e componente del programma Young Elected Politicians del Comitato europeo delle Regioni. Con lei hanno avviato il percorso Andrea Capellini, consigliere comunale di Gragnano Trebbiense, e Federico Bennardo, consigliere comunale di Ragusa.
La sfida delle risorse europee
Al centro dell’iniziativa c’è il futuro del Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea. I promotori temono un possibile ridimensionamento dei finanziamenti destinati alla coesione e una maggiore centralizzazione della programmazione a livello statale. Una scelta di questo tipo, secondo il documento, potrebbe ridurre il coinvolgimento diretto di Comuni e Regioni nelle decisioni che incidono sulla capacità dei territori di programmare investimenti, sostenere i servizi e rispondere alle necessità di cittadini e imprese.
La Politica di Coesione finanzia interventi per sviluppo economico, occupazione, formazione, inclusione sociale e riduzione delle disparità territoriali, anche attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo Plus. A queste risorse si aggiunge la Politica agricola comune, considerata centrale per il sostegno agli agricoltori e per la tenuta economica e sociale delle aree rurali.
Per Trambaioli, tuttavia, non è sufficiente che i finanziamenti siano disponibili. I Comuni più piccoli devono essere messi nella condizione di poter partecipare ai bandi e gestire le procedure. Il rischio segnalato è che le opportunità vengano sfruttate soprattutto dagli enti dotati di uffici tecnici strutturati, personale specializzato e competenze amministrative adeguate, lasciando indietro le realtà con maggiori difficoltà organizzative.
Più competenze per gli enti locali
Tra le richieste del Manifesto c’è quindi un investimento strutturale sulla capacità amministrativa dei Comuni. Servono personale qualificato, uffici tecnici organizzati, assistenza nella progettazione, supporto nella gestione e nella rendicontazione, oltre a procedure più semplici e strumenti di collaborazione tra amministrazioni.
«Un piccolo Comune non deve essere penalizzato perché dispone di meno personale o di minori capacità progettuali», ha sottolineato Trambaioli, chiedendo che la dimensione dell’ente non diventi uno svantaggio nell’accesso alle opportunità comunitarie. L’obiettivo indicato dai promotori è passare da un sistema in cui i territori competono per ottenere i finanziamenti a un modello capace di garantire condizioni più eque di partecipazione.
La consegna a Bruxelles rappresenta una tappa di un percorso iniziato nell’aprile scorso e allargatosi progressivamente ad amministratori e comunità di tutta Italia. I promotori intendono proseguire il confronto a livello europeo per rafforzare il principio di sussidiarietà e riconoscere ai Comuni un ruolo non soltanto di destinatari, ma anche di protagonisti nella definizione e nell’attuazione delle politiche comunitarie.