Il confronto sulla crioconservazione degli ovociti entra nel dibattito politico umbro dopo l’approvazione, in Consiglio comunale a Perugia, di un ordine del giorno che impegna l’amministrazione a chiedere alla Regione maggiore accessibilità alla procedura. A replicare alle contestazioni di Pro Vita & Famiglia è Lorenzo Ermenegildi Zurlo, capogruppo del Partito democratico in Comune, che difende l’iniziativa in nome del diritto delle donne a disporre di informazioni e strumenti per scegliere se e quando avere figli.
Secondo Zurlo, il social freezing rappresenta una possibilità aggiuntiva da valutare liberamente, senza pressioni e con informazioni corrette. Il consigliere sostiene che l’obiettivo dell’atto sia favorire informazione, consapevolezza e libertà di scelta, evitando che l’accesso alla tecnica resti determinato esclusivamente dalle disponibilità economiche individuali.
Le critiche di Pro Vita & Famiglia
La posizione del capogruppo Pd arriva dopo l’intervento di Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che ha definito il social freezing una pressione indebita sulle giovani donne. L’associazione ha chiesto alla presidente della Regione, Stefania Proietti, di non dare seguito alla richiesta del Comune e ha sostenuto che le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate soprattutto verso casa, lavoro e sostegno alle famiglie.
Ruiu ha inoltre contestato l’efficacia della procedura e richiamato i possibili rischi per la salute. A suo giudizio, finanziare la crioconservazione significherebbe alimentare il business della procreazione medicalmente assistita. L’associazione ritiene invece necessario intervenire sulle condizioni sociali ed economiche che possono portare a rinviare la genitorialità.
Il percorso regionale
Zurlo respinge l’idea che la proposta comunale voglia presentare una tecnica medica come soluzione a problemi complessi. L’atto, spiega, non impone modelli di vita e non pretende di risolvere attraverso il congelamento degli ovociti la precarietà lavorativa, l’incertezza economica o le difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e lavoro. La prospettiva indicata è quella di una maggiore equità nell’accesso alle opportunità legate alla salute riproduttiva.
Il dibattito di Perugia si collega a un percorso già avviato in ambito regionale. Il 24 settembre, l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato con 12 voti favorevoli e quattro astensioni la mozione presentata dalla presidente Sarah Bistocchi, del Pd, sulla promozione della preservazione della fertilità e sull’accesso alla crioconservazione degli ovociti nel servizio sanitario regionale. L’opposizione aveva chiesto il rinvio in commissione, ma la proposta era stata respinta.
La mozione impegna la giunta a verificare la possibilità di introdurre forme di sostegno economico per la crioconservazione a scopo precauzionale. I criteri ipotizzati riguardano età, appropriatezza clinica e condizioni economiche, anche attraverso una compartecipazione differenziata in base all’Isee. Il testo indica inoltre il possibile rafforzamento del Centro di procreazione medicalmente assistita di Pantalla, da valutare in relazione a personale, tecnologie, spazi e risorse.
Nel documento regionale viene richiamata anche la necessità di una disciplina nazionale uniforme e di interventi più ampi a sostegno della genitorialità, dai servizi per l’infanzia alla conciliazione tra lavoro e vita familiare. La mozione precisa che il contrasto alla denatalità non può essere affidato soltanto alle tecniche di procreazione medicalmente assistita o al congelamento degli ovociti.
Resta centrale il tema dei costi. La crioconservazione a scopo non medico consente di conservare gli ovociti per un eventuale utilizzo futuro, ma non garantisce una gravidanza. In assenza di un sostegno pubblico, le spese per la procedura, i farmaci e la conservazione restano a carico delle donne che scelgono di rivolgersi ai centri privati.