Una 27enne con sindrome di Down, portatrice di un pacemaker fin dai primi mesi di vita, è stata sottoposta a un intervento per rimuovere e sostituire il dispositivo, colpito da una grave infezione. La procedura è stata eseguita all’Azienda ospedaliero-universitaria Pisana da un’équipe di specialisti della Cardiologia 2.
Il pacemaker era stato impiantato quando la paziente aveva appena tre mesi, a causa di una grave cardiopatia congenita. Alla fine del 2025, il dispositivo è stato infettato dal batterio Pseudomonas aeruginosa. Il quadro clinico era particolarmente complesso anche per la presenza di importanti difficoltà respiratorie e per le condizioni anestesiologiche della giovane.
Un intervento ad alta complessità
Secondo quanto riferito dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli in un post sui social, diversi centri avevano ritenuto la paziente non operabile, soprattutto per l’elevato rischio legato all’incorporazione del dispositivo nei vasi sanguigni e nei tessuti. La famiglia si è quindi rivolta ai cardiologi pisani, che hanno valutato possibile un approccio mini-invasivo.
L’intervento, durato circa due ore, ha consentito di rimuovere completamente il vecchio stimolatore cardiaco e di sostituirlo. La procedura è stata condotta applicando la cosiddetta Pisa Approach, tecnica sviluppata a Pisa e utilizzata anche in altri centri, adattata alle condizioni della paziente.
Il lavoro dell’équipe
All’operazione hanno partecipato il direttore della Cardiologia 2, Giulio Zucchelli, gli aritmologi Luca Segreti, Gino Grifoni, Matteo Parollo, Carlo Pasquini, Rubia Baldassarri e Andrea Colli, insieme al personale infermieristico e tecnico. Il risultato ha permesso di superare una situazione considerata ad altissimo rischio e di offrire nuove prospettive alla giovane e alla sua famiglia.
Nel messaggio pubblicato online, Locatelli ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dall’équipe e ha rivolto un augurio alla paziente, auspicando che possa recuperare e tornare alla propria vita quotidiana. Il post del ministro ha riportato all’attenzione l’intervento e la complessità delle condizioni cliniche affrontate dai medici.