L’avventura di Curaçao al Mondiale si conclude senza il pass per la fase a eliminazione diretta, ma con la consapevolezza di aver lasciato un ricordo positivo ben oltre il semplice risultato sportivo. La formazione caraibica saluta la competizione dopo la sconfitta per 2-0 contro la Costa d’Avorio nell’ultima giornata del gruppo E, ma lo fa con dignità, confermando lo spirito che l’ha accompagnata durante tutto il torneo e conquistando l’apprezzamento di tifosi e addetti ai lavori.
A Filadelfia serviva un’impresa per continuare a sognare, ma gli africani hanno dimostrato una maggiore qualità, centrando una vittoria che vale il passaggio ai sedicesimi di finale, chiudendo il girone a quota sei punti, gli stessi della Germania. Per Curaçao resta comunque un percorso storico, impreziosito dal prestigioso pareggio ottenuto contro l’Ecuador e dalla capacità di rappresentare con orgoglio il Paese più piccolo ad aver preso parte a una fase finale della Coppa del Mondo.
Dick Advocaat, fedele alle sue idee, decide di affidarsi ancora agli undici che avevano fermato la formazione sudamericana. L’esperto tecnico conferma una linea difensiva a cinque uomini davanti al portiere Eloy Room, nel tentativo di limitare il potenziale offensivo degli ivoriani. L’approccio, almeno nei primi minuti, sembra incoraggiante: al 2′ Chong prova a sorprendere Fofana con una conclusione dalla distanza, ma il portiere africano risponde presente.
La resistenza di Curaçao dura però poco. Al 7′ il giovane Yan Diomandè, appena diciannovenne, recupera palla sulla fascia sinistra e serve un assist preciso per Nicolas Pépé, che davanti alla porta non sbaglia e porta avanti la Costa d’Avorio. Una rete che premia la scelta del commissario tecnico Faè di schierare l’attaccante del Villarreal in tandem con Bonny, puntando fin dall’inizio su un assetto decisamente offensivo.
Nonostante lo svantaggio, Curaçao non rinuncia a giocare. Gli spazi concessi dagli africani permettono ai caraibici di affacciarsi più volte dalle parti di Fofana, pur dovendo convivere con le continue accelerazioni di Diomandè e Diallo, autentiche spine nel fianco della difesa. Bonny fatica invece a entrare nel vivo della manovra, mentre Chong e Leandro Bacuna, il più tecnico dei fratelli isolani, provano a rendersi pericolosi soprattutto nella parte finale del primo tempo.
La ripresa si apre sulla stessa falsariga e, dopo circa un quarto d’ora, arriva il colpo che chiude definitivamente i conti. Sangaré pesca ancora Pépé con un filtrante perfetto e l’attaccante firma la personale doppietta, battendo nuovamente Room, questa volta senza lasciargli possibilità di intervento.
Per il portiere di Curaçao resta comunque un Mondiale da ricordare. I nove gol subiti complessivamente nelle tre partite, sette dei quali contro la Germania, non cancellano infatti lo straordinario primato stabilito nella sfida con l’Ecuador, quando riuscì a effettuare ben quindici parate, il numero più alto registrato dal 1966 in una partita dei Mondiali disputata nei tempi regolamentari. Un’impresa che aveva spinto lo stesso estremo difensore a scherzare chiedendo una statua in patria.
La Costa d’Avorio, invece, può continuare a sognare. Il successo contro Curaçao vale il miglior bottino mai conquistato dagli Elefanti nella fase a gironi di un Mondiale e apre le porte dei sedicesimi di finale. Il prossimo ostacolo sarà di quelli proibitivi, con Francia o Norvegia all’orizzonte, ma la squadra di Faè arriva all’appuntamento con entusiasmo e fiducia. Per Curaçao cala il sipario, ma il bilancio resta comunque ricco di motivi d’orgoglio e di una storica esperienza destinata a rimanere nella memoria del calcio caraibico.