l paradosso del Mondiale a volte è tutto qui: due squadre che chiudono il girone a quota sette punti finiscono per incrociarsi già nella fase a eliminazione diretta. È il caso di Olanda e Marocco, protagoniste di un percorso convincente che avrebbe meritato, almeno sulla carta, uno scenario più avanzato. Ma il regolamento non fa sconti e il tabellone le mette subito una contro l’altra, dopo una fase a gironi dominata senza esitazioni.
L’Olanda arriva all’appuntamento da prima della classe, forte di una prestazione travolgente contro la Tunisia, schiacciata senza appello e già eliminata con uno zero in classifica e una differenza reti pesantissima, pari a -10. Un divario che si è visto immediatamente anche in campo, dove la partita è apparsa indirizzata dopo pochissimi minuti, senza mai dare realmente l’idea di poter essere equilibrata.
Il primo episodio chiave arriva praticamente in avvio: appena tre minuti di gioco e la gara prende già una direzione precisa. Dumfries, già protagonista di due assist contro la Svezia e in evidente crescita fisica, mette un cross tagliente in area che viene deviato nella propria porta dal capitano tunisino Shkhiri, simbolo involontario di una nazionale in grande difficoltà. La sensazione è che il match sia già chiuso prima ancora di iniziare davvero.
Poco dopo arriva anche il raddoppio, firmato da Brobbey, in un momento di forma eccezionale e già a quota tre gol nel torneo. La difesa tunisina osserva senza riuscire a reagire, mentre la squadra di Renard, chiamato a rimettere insieme i cocci dopo il pesante 1-5 all’esordio contro la Svezia, sembra già rassegnata. In panchina il tecnico francese appare quasi immobile, come se la partita avesse già espresso il suo verdetto.
Koeman approfitta della situazione per continuare a lavorare sulle soluzioni tattiche. Rispetto alla gara precedente cambia solo un elemento, con Aké titolare al posto di Van de Ven in difesa. Il sistema iniziale è un 4-3-3 che in fase di possesso si trasforma spesso in un 3-5-2 fluido, con Dumfries e Gakpo larghi e Brobbey affiancato da Malen, ancora a secco ma in crescita. La costruzione parte dal basso con Aké che si allinea a Van Dijk e Van Hecke, mentre Reijnders e Gravenberch garantiscono equilibrio e verticalità.
Con il passare dei minuti, la gestione diventa sempre più evidente. Nel finale Koeman passa anche a un 4-4-2, in risposta alle mosse di Renard, con Kluivert al fianco di Brobbey e successivamente Depay a completare il reparto offensivo insieme a esterni più puri come Summerville e Gakpo. Un laboratorio tattico utile soprattutto in vista della sfida contro il Marocco, dove il livello di difficoltà sarà decisamente più alto.
La Tunisia, però, ha almeno il merito di trovare un guizzo d’orgoglio con il gol del momentaneo 1-2 firmato da Mastouri, bravo di testa a sfruttare un raro momento di distrazione della retroguardia olandese. Ma la speranza dura poco, perché sugli sviluppi di una palla inattiva arriva il nuovo allungo orange: Van Hecke colpisce di testa e batte ancora una difesa tunisina troppo passiva.
Nel finale Reijnders colpisce anche una traversa e l’Olanda sfiora più volte il tris, ma il risultato è già ampiamente in cassaforte. La sensazione, al triplice fischio, è quella di una squadra in totale controllo del proprio destino e pronta ora alla vera prova del nove: uno scontro diretto contro il Marocco che, per qualità e intensità, promette tutt’altro tipo di partita.