Il Piemonte è stato interessato da un marcato peggioramento del tempo, accompagnato dalle prime nevicate della stagione sulle aree alpine più elevate. La perturbazione, di origine nordatlantica, ha raggiunto la regione nel pomeriggio dell’8 ottobre 2026, portando precipitazioni diffuse e localmente molto intense, soprattutto sui settori occidentali e meridionali.
Rovesci intensi tra Alessandrino e Astigiano
Il peggioramento è stato determinato dalla presenza di persistenti correnti umide e perturbate da nordest negli strati medio-bassi dell’atmosfera. Ruotando attorno al minimo depressionario, le correnti hanno favorito lo sviluppo di rovesci e temporali, con cumulate significative in diverse aree del territorio regionale.
I fenomeni più intensi sono stati registrati nel pomeriggio nell’Alessandrino, al confine con la Liguria. A Capanne di Marcarolo sono caduti 68 millimetri in tre ore. In serata le precipitazioni più abbondanti hanno interessato l’Astigiano: a Montaldo Scarampi sono stati misurati 61 millimetri in un’ora e 86 millimetri in tre ore, mentre nella stazione di Asti Tanaro il dato ha raggiunto i 70 millimetri in tre ore.
Sul Cuneese e sul Torinese l’intensità delle piogge è risultata moderata, mentre nelle restanti zone della regione i fenomeni sono stati più deboli. Il quadro ha comunque segnato un netto passaggio verso condizioni autunnali, con temperature sufficientemente basse per consentire la comparsa della neve sui rilievi.
Neve in alta montagna
Le prime nevicate stagionali si sono verificate oltre i 2.600 metri sulle zone di confine delle Alpi Graie e delle Alpi Cozie settentrionali. In Val Susa la quota neve è scesa localmente fino a 1.700-1.800 metri, con accumuli di circa 20-30 centimetri oltre i 2.000 metri.
Quantitativi ancora più consistenti sono stati rilevati al Colle dell’Agnello, in Valle Varaita, a circa 2.650 metri di quota, dove il manto nevoso ha raggiunto i 40 centimetri. La neve ha imbiancato anche il Monviso, mentre sugli altri settori alpini le precipitazioni, meno intense, hanno prodotto accumuli inferiori ai 5 centimetri oltre i 2.500-2.700 metri. Il Colle dell’Agnello è stato chiuso.