Merate (LC)

Un pezzo di storia del Viganò se ne va in pensione

Sabato mattina, nell'aula magna della scuola di via dei Lodovichi, il personale si è ritrovato per festeggiare il pensionamento

Un pezzo di storia del Viganò se ne va in pensione

E’ arrivata la meritata pensione per un pezzo di storia dell’Istituto Vigano di Merate.

Un pezzo di storia del Viganò se ne va in pensione

Sabato mattina, nell’aula magna della scuola di via dei Lodovichi, il personale si è ritrovato per festeggiare il pensionamento di quattro docenti storici: Giuliano Brigliadori, Pietro Lanza, Patrizia Sala e Rachele Cagliani, vicepreside dell’istituto.

Brigliadori, docente di disegno tecnico, era arrivato al Viganò all’inizio degli anni Novanta, quando insegnava anche per il Badoni, che a Merate aveva un distaccamento. Pietro Lanza, docente di informatica, ha invece insegnato al Viganò per quasi quarant’anni, dal 1988. Patrizia Sala ha concluso anche lei sabato il proprio percorso all’istituto. E poi c’è la professoressa Rachele Cagliani, docente di economia aziendale arrivata al Viganò nel 1992 dopo alcuni anni di insegnamento a Besana. Dal 2012 è diventata vicepreside, accompagnando negli anni l’avvicendarsi di diversi dirigenti scolastici. Prima Lorenzo Leandro Pelamatti, poi Manuela Campeggi, per un breve periodo Gianluca Mandanici e infine Carmen Saffioti, l’attuale preside. Un ruolo che le ha permesso di essere, per oltre un decennio, un punto di riferimento per studenti, famiglie e colleghi, al di là dei cambiamenti alla guida dell’istituto.

Le parole di Cagliani

«Alla fine il focus è sempre stato sui nostri studenti» ha detto Cagliani, visibilmente emozionata, ricevendo l’omaggio dei colleghi. A lei i docenti hanno dedicato una lettera, letta durante la festa di sabato mattina. «In tutti questi anni, mentre i dirigenti cambiavano e la scuola attraversava trasformazioni, tu sei sempre stata un punto di riferimento sicuro» si legge nel testo, che ricorda come Cagliani abbia sempre messo «al centro il benessere degli studenti», affrontando ogni sfida «con equilibrio». I colleghi hanno sottolineato anche la sua disponibilità quotidiana. «Ci siamo sempre sentiti liberi di chiamarti o di chiederti un aiuto, perché sapevamo che, in un modo o nell’altro, ti avremmo trovata lì pronta ad ascoltare». Nella lettera non mancano passaggi riservati più al lato umano, all’amica più che a una collega. «Oggi ti salutiamo non come docente o vicepreside, bensì come amica» scrivono i docenti, ricordando i caffè al bar, le chiacchierate prolungate nel parcheggio della scuola e le telefonate per aggiungere un dettaglio dimenticato. La lettera si chiude guardando al futuro, tra i viaggi rimandati e i progetti lasciati in sospeso per anni. «Ci mancheranno la tua porta sempre aperta, la tua capacità di trovare una soluzione quando tutto sembrava complicato, il tuo sorriso rassicurante» scrivono i colleghi, augurandole che la pensione sia «soltanto l’inizio della più bella delle avventure».