Firenze (FI)

La regista premio Oscar Barbara Kopple ospite al Festival dei Popoli

La prima donna a vincere la statuetta per un lungometraggio e ad aggiudicarsi due Academy Award per il Miglior documentario sarà ospite speciale del festival a 50 anni dal suo rivoluzionario “Harlan County, U.S.A.” del 1976

La regista premio Oscar Barbara Kopple ospite al Festival dei Popoli

Grande notizia per gli amanti del cinema del reale: la regista americana Barbara Kopple sarà ospite speciale del 67° Festival dei Popoli di Firenze. La partecipazione della cineasta avviene a 50 anni dal suo “Harlan County, U.S.A.” del 1976, premiato con l’Oscar, la filmmaker sarà a Firenze per presentare in sala il suo storico film d’esordio nella giornata del 3 novembre. All’autrice sarà consegnato per l’occasione il premio “Women Trailblazers in Documentary Cinema”, in collaborazione con Calliope Arts Foundation. Il festival internazionale del cinema documentario si terrà dal 31 ottobre all’8 novembre.

La prima regista a vincere due Oscar per il miglior documentario – per Harlan County, U.S.A. (1976) e American Dream (1990) – e la prima donna a ricevere questo riconoscimento per un lungometraggio, nove volte candidata agli Emmy per il suo lavoro in ambito televisivo e nel campo del cinema documentario, membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, dell’Academy of Television Arts and Sciences e della Directors Guild of America. Barbara Kopple ha dedicato la sua carriera alla regia e alla produzione di film di grande rilevanza su importanti tematiche sociali e sui diritti umani – tra cui la giustizia sul lavoro, la libertà di espressione, l’accettazione delle persone transgender e l’attivismo contro la guerra.

“Tra i film che hanno fatto la storia del cinema documentario e non solo di quello c’è Harlan County, U.S.A.” – ha dichiarato Alessandro Stellino, direttore artistico del festival – “realizzato in un decennio, quello dei ‘70 negli Stati Uniti, di grande disillusione e spaesamento dopo che gli omicidi politici, la guerra in Vietnam e lo scandalo Watergate avevano minato in profondità la fiducia di un intero popolo nei confronti delle istituzioni che lo governavano. La tensione dell’epoca è fortemente percepibile nell’opera di una regista che, non ancora trentenne, si è schierata in prima linea al fianco dei lavoratori, senza paura della fuliggine e delle percosse. Nel momento in cui il cinema documentario si è ripiegato sull’autobiografia e la forma diaristica, Barbara Kopple ne ha rivendicato la natura di denuncia sociale e la carica politica, tracciando una linea che oggi il festival ribadisce con decisione per offrire solidarietà non solo a chi combatte per le giuste cause, ma anche a filmmaker che in tutto il mondo si fanno testimoni di queste lotte”.

La regista salirà sul palco del Festival dei Popoli nella serata di martedì 3 novembre presso il Cinema La Compagnia di Firenze per ricevere il premio “Women Trailblazers in Documentary Cinema”, in occasione della proiezione del suo capolavoro del 1976, ritratto dello storico sciopero dei minatori della Brookside Mine, nel sud-est del Kentucky. Dopo che i lavoratori votarono a favore della costituzione di un sindacato, la Duke Power Company si rifiutò di riconoscere il loro contratto di lavoro. Ne conseguì l’agitazione sindacale durata un anno, duro e violento per i minatori e le loro famiglie. Nel film di Kopple c’è il racconto di quei giorni, delle vite di chi vide il proprio lavoro minacciato e delle loro mogli che ben presto si unirono al picchetto, affrontando i crumiri e gli sceriffi locali. Nel 1991, Harlan County, U.S.A. è stato inserito nel National Film Registry dalla Biblioteca del Congresso e designato come «American Film Classic»; il film è stato restaurato e conservato dal Women’s Preservation Fund in collaborazione con l’Academy Film Archive.

Il secondo premio Oscar arriva con American Dream (1990), storia di un altro sciopero, stavolta quello della Hormel di Austin, nel Minnesota, tra il 1985 e il 1986. Ha poi ottenuto grande successo anche con il film Bearing Witness (2005), un documentario su cinque giornaliste inviate nelle zone di guerra durante il conflitto in Iraq. Di recente ha realizzato il documentario Gumbo Coalition (2022), dedicato ai leader nazionali della giustizia sociale Marc Morial e Janet Murguía, che ha esordito al DOC NYC, come film di punta del festival, e la sua anteprima europea all’IDFA. In precedenza, ha diretto anche Desert One (2019), dedicato all’audace e sfortunata missione delle forze speciali statunitensi nel pieno della crisi degli ostaggi in Iran, e New Homeland (2018), che documentava le esperienze di bambini rifugiati provenienti dalla Siria e dall’Iraq in un campo estivo nelle zone selvagge del Canada; in A Murder In Mansfield (2017) ha analizzato il processo per omicidio degli anni Novanta in cui un figlio testimoniò contro il padre per l’omicidio della madre. Tra i suoi lavori anche i celebri documentari Wild Man Blues (1997), A Conversation With Gregory Peck (1999), My Generation (2000), Running from Crazy (2013), Miss Sharon Jones! (2015) e Desert One (2019). La regista presenterà alla prossima Biennale di Venezia il suo nuovo film Union Town, sui lavoratori della logistica e del food delivery di New York.

L’omaggio alla regista rientra nel percorso di sostegno da parte di Calliope Arts Foundation al Festival dei Popoli, che ha presentato nel corso delle ultime edizioni omaggi e focus dedicati a cineaste trascurate dalla storiografia dell’arte cinematografica, offrendo l’opportunità al pubblico di apprezzare l’opera di vere e proprie antesignane rimaste nell’ombra della loro epoca. Il progetto di collaborazione prevede anche l’elaborazione di percorsi tematici all’interno del cinema femminile, volti a valorizzare ulteriormente il processo di riscoperta della produzione artistica e anche di movimenti o personalità e figure che meritano di essere riportate alla luce o non hanno ricevuto la dovuta attenzione. Con l’intento di contribuire a riformulare una storia del cinema che, anche in ambito documentario, fino ad oggi è stata troppo spesso dimenticata e concepita a senso unico.