Cesena (FC)

Stipendi arretrati e cantieri fermi: protesta alla Renova Red

Le sigle Fillea Cgil, Filca Cisl e Fenealuil denunciano tre mensilità non corrisposte e chiedono chiarezza sul futuro

Stato di agitazione alla Renova Red di Cesena, azienda edile che occupa circa 100 lavoratori. La decisione è stata assunta dall’assemblea dei dipendenti, dopo i ritardi accumulati nel pagamento delle retribuzioni e il blocco di diversi cantieri. A renderlo noto sono le organizzazioni sindacali Fillea Cgil, Filca Cisl e Fenealuil.

Le richieste dei lavoratori

Secondo quanto riferito dai sindacati, gli arretrati sugli stipendi arrivano in alcuni casi fino a tre mensilità. La situazione, spiegano le sigle, riguarda anche cantieri fermi da giorni non soltanto a Cesena, ma in diverse realtà distribuite sul territorio nazionale. L’assemblea ha quindi deciso di proclamare lo stato di agitazione per sollecitare il pagamento delle somme dovute.

La Renova Red ha sede all’interno di Palazzo Romagnoli, a Cesena. I rappresentanti dei lavoratori riferiscono che alcuni dipendenti si trovano già in cassa integrazione e manifestano preoccupazione per la continuità dell’attività. In una prima fase, dall’azienda sarebbero arrivate rassicurazioni sulla possibilità di individuare soluzioni, ma secondo le organizzazioni sindacali queste ipotesi non si sono concretizzate.

Preoccupazione per il futuro

Nel corso dell’assemblea è stata evidenziata anche la mancanza, secondo i sindacati, di indicazioni chiare sulle prospettive della società. Lo stato di agitazione viene presentato come un segnale rivolto all’impresa, ma anche alla cittadinanza e alle istituzioni, affinché sia conosciuta la situazione dei dipendenti e dei cantieri coinvolti.

Le organizzazioni territoriali di categoria chiedono maggiore trasparenza sulle scelte future e sottolineano la necessità di non prolungare ulteriormente l’attesa per gli stipendi mancanti. Fillea Cgil, Filca Cisl e Fenealuil hanno infine assicurato che continueranno a seguire la vicenda per tutelare le lavoratrici e i lavoratori che, in questa fase, vivono nell’incertezza occupazionale e reddituale.