Il costo dell’energia e del carburante pesa sempre di più sui bilanci delle imprese. A raccontare le difficoltà è Nico Vanni, che insieme al fratello Gianluca conduce il panificio di famiglia fondato dal padre Mario a La Nave, alle porte di Castiglion Fiorentino. L’attività, con sette dipendenti e quattro familiari impegnati nella gestione, produce ogni giorno circa dieci quintali di pane e rifornisce supermercati e piccoli negozi in un’area compresa tra il Trasimeno, Figline, Chiusi e Chianciano.
Nel laboratorio vengono utilizzati cinque forni alimentati a metano. Secondo Vanni, il prezzo è passato da 0,90 a 1,50 euro al metro cubo, con una spesa mensile salita dai circa 2.000 euro di gennaio ai 3.345 euro di settembre. A questa voce si aggiunge il gasolio necessario per i sette furgoni impegnati nelle consegne quotidiane. L’azienda consuma circa duemila litri al mese: il prezzo è aumentato da 1,34 a 2,31 euro al litro, Iva compresa. La relativa fattura è così passata da 3.290 euro a febbraio a 4.161 euro a settembre.
La logistica per contenere le spese
Per contenere l’impatto degli aumenti, il titolare ha rivisto l’organizzazione delle consegne. Ora ogni itinerario comprende più fermate, con l’obiettivo di ridurre i chilometri percorsi e il consumo di carburante. Una soluzione che consente di limitare le uscite, ma non di annullare gli effetti della corsa dei prezzi. Il margine di guadagno, spiega Vanni, si è ridotto drasticamente e mantenere in equilibrio l’attività è diventato sempre più difficile.
All’orizzonte c’è anche il possibile aumento del costo della farina, acquistata dai mulini locali. L’azienda ha i listini fermi al 2023 e dovrà valutare se trasferire eventuali rincari ai consumatori oppure ai supermercati e ai negozi riforniti. Una decisione ancora da prendere, in un momento in cui ogni variazione può incidere sulla domanda e sui bilanci familiari.
L’allarme sul carrello della spesa
Il quadro si inserisce nell’analisi diffusa da Coldiretti Toscana, che segnala aumenti per diversi prodotti alimentari. Per una pagnotta da un chilo, riferisce l’organizzazione, si è passati da 2,20 a 4,41 euro a parità di quantità di farina. L’andamento riguarda anche pasta, frutta, verdura e pesce, con effetti lungo tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione.
Vanni valuta inoltre la possibilità di aumentare il lavoro, ma esclude di poter sostenere ritmi incompatibili con la salute. A 47 anni continua a portare avanti un’attività nata in famiglia, puntando sulla qualità delle materie prime e sulla diversificazione, in particolare con i pani speciali richiesti dalla clientela. Intanto la produzione prosegue e i furgoni partono ogni giorno per le consegne, mentre il prezzo dell’energia, del carburante e delle materie prime continua a mettere sotto pressione il settore.