Il tessuto industriale di Rieti si prepara ad affrontare un nuovo periodo di difficoltà, segnato da vertenze aziendali, riduzione dell’occupazione e incertezza sugli investimenti. La provincia è riconosciuta come Area di Crisi Industriale Complessa dal 2011, ma gli interventi adottati negli anni non hanno prodotto un ricambio occupazionale stabile dopo il ridimensionamento dell’elettronica e della componentistica.
L’emergenza più recente riguarda EDA Industries, alle prese con una grave crisi finanziaria. La direzione ha annunciato il ricorso al concordato preventivo in continuità e alla cassa integrazione straordinaria, mettendo a rischio circa 100 posti di lavoro. I sindacati e il Comune di Cittaducale hanno chiesto l’apertura urgente di un tavolo istituzionale presso la Regione.
Le vertenze ancora aperte
La situazione di EDA si aggiunge ai casi di Bdtronic e Imr, aziende metalmeccaniche e della componentistica impegnate da tempo in trattative sindacali e datoriali per scongiurare ulteriori riduzioni del personale. Anche Aartee, ex Liberty Magona, resta al centro di una crisi di lunga durata: i circa 20 lavoratori rimasti sono da anni in cassa integrazione e la vicenda è legata alle discussioni aperte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Le vertenze coinvolgono sia realtà storiche sia multinazionali presenti nel territorio, le cui riorganizzazioni strategiche globali alimentano interrogativi sull’andamento della produzione e sulla stabilità degli investimenti. Nel frattempo, il Nucleo industriale ha perso migliaia di addetti rispetto agli anni di maggiore espansione. Gli ultimi dati disponibili indicano circa 4.000 lavoratori occupati complessivamente nelle aziende manifatturiere e dei servizi.
Un declino con effetti sul territorio
La forza lavoro si è più che dimezzata rispetto agli anni in cui l’area produttiva alle pendici del Terminillo rappresentava il motore economico del Reatino. La perdita di imprese e occupazione ha ridotto il potere d’acquisto di molte famiglie, con conseguenze anche per il commercio e i negozi di vicinato, contribuendo alla desertificazione del centro cittadino.
La crisi ha inoltre spinto molti giovani a lasciare Rieti per cercare opportunità altrove, in alcuni casi anche fuori dall’Italia. Alle difficoltà industriali si sono aggiunti gli effetti degli eventi naturali verificatisi dal 2016, della pandemia e dei conflitti degli ultimi anni. Le piccole e medie imprese devono inoltre confrontarsi con l’alto costo dell’energia e con l’incertezza dei mercati esteri.
Per il rilancio del comparto vengono chiamati in causa istituzioni, associazioni di categoria e Consorzio industriale. L’obiettivo indicato è superare la convocazione di tavoli istituzionali senza un seguito concreto e costruire un piano capace di difendere gli attuali posti di lavoro e crearne di nuovi. Tra le prospettive viene indicato anche il rafforzamento dell’università, considerato utile per formare professionalità coerenti con le richieste del mercato.
Il quadro demografico rende però la sfida ancora più complessa. A Rieti il tasso di crescita della popolazione è negativo, con più decessi che nascite, mentre gli anziani sono più numerosi dei giovani e diminuisce la quota di persone in età lavorativa. In questo contesto, rilanciare l’occupazione e costruire nuove prospettive richiede interventi strutturali e una strategia capace di superare la dipendenza da pochi grandi clienti, che in passato ha reso diverse aziende locali particolarmente esposte agli shock di mercato.