Castellanza (VA)

Pomini, 140 anni di industria e legame con Castellanza

Luigi ripercorre quattro generazioni, l’occupazione e il rapporto con il territorio

La storia della Pomini attraversa quattro generazioni e 140 anni di attività industriale a Castellanza. A ripercorrerla è Luigi Pomini, pronipote del fondatore, alla vigilia dell’Open Day organizzato nello stabilimento per celebrare l’anniversario. Un percorso iniziato nel 1886, cresciuto fino a coinvolgere 1.200 lavoratori e proseguito attraverso tre realtà industriali che ancora oggi portano il nome della famiglia.

L’azienda nacque dall’iniziativa di Luigi Pomini, che dopo dieci anni di lavoro al fianco di Andrea Ponti, dove aveva raggiunto il ruolo di capomeccanico, decise di mettersi in proprio. Fu lo stesso Ponti a incoraggiarlo e a prestargli 100mila lire, una somma considerevole per l’epoca. Il primo stabilimento sorse in un’area allora priva di insediamenti industriali, sulla base della visione del fondatore.

Dalla meccanica ai mercati internazionali

Alla guida dell’impresa arrivarono poi i figli Egidio e Ottorino. Il primo si occupò soprattutto degli aspetti imprenditoriali e gestionali, mentre il secondo si affermò come studioso e innovatore, tra i pionieri della meccanica italiana, con studi e brevetti nel settore. In quella fase la produzione comprendeva alberi motore, pulegge, cinghie e riduttori di velocità.

Dai circa dieci operai degli inizi, la Pomini arrivò a impiegare tra 100 e 200 persone e raggiunse gli 800 dipendenti nel 1962. Negli anni successivi, sotto la guida di Carlo e Luciano Pomini, l’azienda si aprì a nuovi comparti, tra cui la laminazione dell’acciaio, le rettifiche, la gomma e la plastica. Nel 1963 fu siglato un accordo con l’americana Farrel, attiva nella produzione di macchinari per gomma e plastica, e l’organico arrivò a 1.200 addetti.

Il rapporto con la comunità

Nel racconto di Luigi Pomini, la crescita dell’impresa si intreccia con l’attenzione alle famiglie dei dipendenti. Egidio e Ottorino sostennero la costruzione dell’asilo Pomini, ancora esistente, mentre negli anni Settanta Luciano Pomini vendette una collezione d’arte per contribuire a un aumento di capitale necessario all’azienda. Nel 1983 donò inoltre al Comune di Castellanza una parte della raccolta, oggi collegata a Villa Pomini e considerata patrimonio della città.

Nel 1987, di fronte ai nuovi scenari industriali e alle crisi del settore, la società fu ceduta al gruppo Techint. Luigi Pomini fu l’unico membro della famiglia a restare nell’azienda, in quel caso con un ruolo tecnico. In seguito lavorò per dieci anni in Continental, già cliente della Pomini, continuando a occuparsi dei comparti della gomma e della plastica.

Il nome della famiglia è rimasto in tre realtà: la Pomini Long Rolling Mills di Legnano, la Pomini Rubber & Plastics di Rescaldina e la Pomini Tenova di Castellanza. Per Luigi, il rapporto con il territorio non si è interrotto: ancora oggi incontra ex dipendenti e colleghi, con i quali organizza cene e conserva un senso di appartenenza costruito negli anni.

L’Open Day di domenica 25 ottobre, con 300 posti già prenotati, proporrà alla comunità una rappresentazione affidata ad alcuni attori, chiamati a rievocare i protagonisti e i passaggi più significativi della vicenda aziendale. Nel bilancio di Luigi rientra anche il cambiamento tecnologico: l’intelligenza artificiale e l’automazione possono aumentare la produttività, ma richiedono, a suo giudizio, formazione e capacità di sviluppare pensiero critico.