La filiera del riciclo della plastica rischia di entrare in una fase di paralisi, con possibili ripercussioni anche sulla raccolta dei rifiuti urbani. L’allarme arriva da Unindustria Lazio, secondo cui la carenza di sbocchi per il materiale riciclato sta riducendo la capacità di stoccaggio degli impianti e provocando accumuli, rallentamenti e costi aggiuntivi.
«La causa principale è la carenza di sbocchi per il materiale riciclato, penalizzato dalla concorrenza delle materie prime vergini a basso costo importate dall’estero», ha spiegato Gianni Mannucchi, presidente della sezione Servizi Ambientali di Unindustria. Nel Lazio la situazione si somma alle difficoltà che da mesi riguardano altri flussi della raccolta differenziata, per i quali non sono disponibili soluzioni impiantistiche sufficienti. Il ricorso a strutture fuori regione comporta inoltre un maggiore impatto ambientale legato ai trasporti.
Capacità di trattamento in calo
La crisi è partita dai riciclatori e si è progressivamente estesa al resto del sistema, fino a riempire i centri di stoccaggio. I dati presentati al tavolo delle plastiche del 28 luglio indicano una perdita di capacità di trattamento pari a circa 12mila tonnellate al mese nell’ultimo anno. Il censimento Ispra 2024 contava 384 impianti, per una capacità complessiva di 953.198 tonnellate.
Le aree più colpite sono Campania, Lazio, Puglia, Marche, Emilia-Romagna e Sardegna, mentre segnalazioni sono arrivate anche da Piemonte e Veneto. I fermi degli impianti dipendono da cause diverse: dagli incendi alla mancanza di sbocchi di mercato, fino ai ritardi nelle autorizzazioni e negli interventi di revamping. Durante l’estate le fiamme hanno interessato diversi impianti di riciclo e stoccaggio.
Per evitare la saturazione degli impianti, il conseguente blocco della raccolta e il rischio di nuovi incendi, il ministero dell’Ambiente aveva proposto interventi regionali per aumentare e razionalizzare gli stoccaggi. Tra le misure indicate anche azioni temporanee da parte di consorzi e imprese, con l’obiettivo di attenuare le difficoltà nella gestione dei materiali raccolti.
L’amministrazione giudiziaria di Corepla
Il 16 settembre, intanto, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, Corepla, è stato sottoposto per un anno ad amministrazione giudiziaria dal Tribunale di Milano. Il provvedimento riguarda l’ipotesi di agevolazione colposa a favore della società consorziata Synextra di Corsico, nel Milanese, sottoposta a procedimento penale per illeciti nella gestione dei rifiuti plastici.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i responsabili del consorzio non avrebbero svolto controlli effettivi e adeguati per neutralizzare il rischio di una gestione illecita. Nel provvedimento si contesta a Corepla di non aver verificato in modo concreto la capacità imprenditoriale, l’organizzazione e l’operatività di Synextra e, più in generale, dei centri di selezione e stoccaggio, omettendo iniziative tempestive per contenere il rischio.
Corepla ha ribadito la propria totale estraneità a qualsiasi illecito e la correttezza dell’operato svolto nel rispetto delle norme. La misura disposta dal Tribunale prevede l’affiancamento di un amministratore agli organi del consorzio, senza la loro sostituzione. Il consorzio ha assicurato la collaborazione con le autorità e la prosecuzione regolare delle attività a servizio della filiera dell’economia circolare.