Più giornate, salari più bassi nel Lazio

La media annua è di 18.356 euro lordi, contro i 24.486 del Paese: il divario emerge dall’analisi Cgia su dati Inps e Istat.

La provincia di Viterbo registra un numero significativo di giornate lavorate, ma resta ultima nel Lazio per il livello delle retribuzioni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborato sulla base di rilevazioni Inps e Istat. Il quadro descrive un divario tra la quantità di lavoro svolto e il valore economico riconosciuto ai dipendenti, con effetti sulla condizione dei nuclei familiari e sulle prospettive di crescita della Tuscia.

Il numero delle giornate lavorate

Secondo i dati raccolti, nel territorio viterbese si contano in media 237 giornate retribuite all’anno. La provincia si colloca così al 62esimo posto nella graduatoria nazionale, composta da 107 province. Il dato è superiore a quello registrato in altre aree del Lazio: Latina si ferma a 234,8 giornate, mentre Rieti raggiunge quota 231,4.

La presenza di un numero elevato di giornate retribuite non si traduce però in un adeguato livello di benessere economico. La continuità temporale dell’occupazione, osserva il rapporto, non basta a compensare la debolezza delle buste paga. Il problema riguarda quindi non soltanto la disponibilità di lavoro, ma anche la qualità e il valore delle prestazioni richieste.

La distanza dalla media nazionale

Sul fronte dei compensi annuali, Viterbo scende all’81esimo posto in Italia, con una retribuzione media di 18.356 euro lordi. Si tratta del valore più basso tra le province del Lazio. Il confronto regionale evidenzia una distanza netta: Frosinone raggiunge 20.994 euro, Latina 20.062 euro, mentre Roma arriva a 26.269 euro.

La media nazionale si attesta invece a 24.486 euro lordi all’anno. Per i lavoratori viterbesi il divario supera quindi i 6mila euro, a fronte di un impegno lavorativo che, in termini di giornate retribuite, risulta tutt’altro che marginale. Il dato conferma una situazione nella quale la quantità di lavoro non produce un ritorno economico proporzionato.

La differenza emerge anche osservando la remunerazione delle singole giornate. In Italia la paga media giornaliera è di 99,32 euro, mentre a Roma raggiunge 107,29 euro. Nel Viterbese, secondo l’analisi, il valore delle prestazioni risulta tra i più contenuti del Paese. A incidere sono la diffusione del precariato, il lavoro stagionale e il part-time involontario, soprattutto nei servizi e nell’agricoltura intensiva.

La combinazione tra compensi ridotti e occupazioni non sempre stabili alimenta così una condizione di povertà lavorativa. Per compensare la bassa remunerazione quotidiana, i residenti possono essere costretti a lavorare più giornate, senza che questo garantisca un reddito annuale adeguato. Il rapporto della Cgia restituisce quindi l’immagine di una provincia in cui l’impegno lavorativo è consistente, ma il valore economico del lavoro resta ai livelli più bassi del Lazio.