Nel Riminese sono scomparse 289 attività del comparto abbigliamento, calzature e prodotti tessili nell’arco di dieci anni. I dati della Camera di Commercio, riferiti al periodo compreso tra 2015 e 2025, mostrano una contrazione superiore al 30% del totale e confermano le difficoltà attraversate dal commercio di prossimità.
I numeri della contrazione
Le attività di abbigliamento sono passate da 665 a 505, con una diminuzione del 24%. Ancora più marcata la riduzione per i negozi di calzature, scesi da 220 a 136, pari al 38% in meno. Nel settore dei prodotti tessili, infine, le imprese sono diminuite da 116 a 71, con una contrazione del 39%.
Per Gianmaria Zanzini, presidente di Confcommercio Rimini, dietro ogni saracinesca abbassata ci sono imprese, famiglie e posti di lavoro. L’associazione sottolinea inoltre il ruolo dei negozi come presidi di socialità e sicurezza e come elemento dell’attrattività turistica delle città. Alla riduzione dei consumi e all’aumento dei costi, secondo Confcommercio, si aggiunge la concorrenza sleale legata alla vendita di prodotti contraffatti.
Il peso della contraffazione
Un’indagine di Confcommercio indica che nel 2024 la contraffazione è costata 5,1 miliardi di euro alle imprese del commercio. Il Rapporto Iperico 2025 evidenzia inoltre che abbigliamento, accessori e calzature hanno rappresentato circa il 70% dei sequestri per contraffazione. Nella classificazione dei prodotti più colpiti figurano gli accessori di abbigliamento, con il 31,1%, l’abbigliamento, con il 26%, e le calzature, con il 12,2%.
Zanzini ha richiamato anche l’operazione Eden Brand della Guardia di Finanza di Rimini, relativa a un presunto circuito di moda contraffatta. L’inchiesta, avviata nel 2019, è al vaglio del tribunale: la Procura ha chiesto complessivamente oltre 37 anni di reclusione per dieci imputati e confische milionarie. Le responsabilità dovranno essere accertate dalla giustizia.
Secondo Confcommercio Rimini, la vicenda coinvolge anche i rapporti con la Repubblica di San Marino, alla quale viene chiesta una collaborazione più efficace nella tutela dei marchi e nel contrasto al commercio illegale. L’associazione sostiene che eventuali lacune normative non debbano diventare un vantaggio per chi opera fuori dalle regole, a danno delle imprese regolari dei territori vicini.
Tra le proposte indicate figurano sostegni alle nuove aperture, politiche per favorire affitti sostenibili e interventi di rigenerazione urbana condivisi con i Comuni. Confcommercio cita il progetto Cities e il documento La città che cambia come basi di confronto con le amministrazioni. L’obiettivo dichiarato è costruire una strategia comune tra istituzioni nazionali e locali per sostenere il commercio di prossimità.