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Pensioni 2027, nuovi coefficienti e rivalutazione al 6,3359%

Il montante maturato entro fine 2025 cresce, attenuando il taglio dei parametri per chi lascia l’attività dal prossimo anno.

Dal 1° gennaio 2027 entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo, utilizzati per calcolare la quota di pensione determinata con il sistema contributivo. L’aggiornamento è stato disposto dal decreto direttoriale del 16 ottobre 2026, adottato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e pubblicato il 20 ottobre.

La revisione, prevista con cadenza biennale, riduce i valori rispetto a quelli applicati nel periodo 2025-2026. A parità di montante contributivo, quindi, l’importo annuo ottenuto con i nuovi parametri sarà più basso. L’effetto deve però essere valutato insieme alla rivalutazione del capitale accumulato, che per le pensioni con decorrenza dal 2027 presenta un tasso di capitalizzazione del 6,3359%.

Come cambiano i coefficienti

Nel sistema contributivo l’importo annuo dell’assegno si ottiene moltiplicando il montante individuale dei contributi per un coefficiente variabile in base all’età di pensionamento. Il decreto aggiorna le tabelle previste dalle leggi n. 247/2007 e n. 335/1995, stabilendo i nuovi valori per le età comprese tra 57 e 71 anni.

Per chi va in pensione a 64 anni, il coefficiente scende dal 5,088% al 5,009%, con una riduzione dell’1,55%. A 67 anni passa dal 5,608% al 5,514%, diminuendo dell’1,68%. Il calo cresce progressivamente con l’età e raggiunge l’1,97% a 71 anni. La riduzione riguarda esclusivamente le pensioni liquidate dal 2027 per la parte calcolata con il metodo contributivo e non modifica gli assegni già liquidati.

La rivalutazione del montante

Con una comunicazione del 21 ottobre 2026, il Ministero del Lavoro ha reso noto il tasso annuo di capitalizzazione dei montanti contributivi relativo al 2026. Il valore, determinato dall’ISTAT, è pari a 0,063359, cioè a una rivalutazione del 6,3359%. Il coefficiente da applicare è dunque 1,063359.

La rivalutazione è calcolata sulla base della variazione media annua composta del PIL nominale nel quinquennio 2021-2025 e interessa il montante accumulato al 31 dicembre 2025. I contributi versati durante il 2026 vengono invece aggiunti al capitale senza essere sottoposti alla stessa rivalutazione.

Gli effetti dei due aggiornamenti possono compensarsi, o risultare diversi, in base alla situazione individuale. Per esempio, un montante di 300mila euro alla fine del 2025 sale a 319.007,70 euro dopo la rivalutazione, senza considerare gli eventuali contributi versati nel 2026. Applicando il coefficiente del 5,514%, previsto a 67 anni dal 2027, si ottiene una pensione annua lorda di circa 17.589 euro, al netto della contribuzione aggiuntiva dell’ultimo anno.

Il risultato dell’esempio mostra che, in questo caso, l’incremento del capitale contributivo può più che compensare la riduzione del coefficiente. L’aggiornamento dei parametri viene effettuato sulla base dei dati demografici ed economici forniti dall’ISTAT, comprese le probabilità di morte e le caratteristiche dei nuclei familiari. I nuovi valori si applicheranno alle decorrenze dal 1° gennaio 2027.