Il dibattito sull’offerta di MPS per Banco BPM e Banca Generali, del valore indicato di 34 miliardi di euro, coinvolge anche i principali schieramenti politici. L’operazione si inserisce nella contrapposizione con l’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi, stimata nel testo in 36 miliardi. Sia Elly Schlein sia Giorgia Meloni hanno espresso sostegno all’iniziativa dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, ma secondo l’analisi firmata da Fabrizio Camastra le motivazioni delle due leader sarebbero profondamente diverse.
La strategia del governo
La posizione attribuita a Giorgia Meloni viene ricondotta alla volontà di creare un terzo polo bancario nazionale, alternativo ai grandi gruppi Intesa Sanpaolo e UniCredit. In questa prospettiva, la privatizzazione di MPS realizzata dal ministero dell’Economia con la vendita delle quote tra il 2023 e il 2024 dovrebbe favorire la nascita di un soggetto autonomo e con una forte presenza italiana.
L’eventuale acquisizione di MPS da parte di Intesa Sanpaolo, accompagnata dalla cessione di 635 filiali a Unipol, viene descritta come un possibile smembramento dell’istituto. Secondo questa lettura, l’operazione non produrrebbe un terzo polo e indebolirebbe il ruolo storico di Siena, con possibili ricadute sull’identità bancaria e sull’occupazione del territorio. Da qui deriverebbe il sostegno del governo a Lovaglio e al progetto di una doppia offerta su Banco BPM e Banca Generali, che nel testo viene associata a un polo da circa 70 miliardi con capitale a Siena.
Le posizioni del Partito democratico
Il sostegno di Elly Schlein e del Pd senese al piano di Lovaglio viene invece interpretato dall’autore come il risultato della necessità di tenere insieme le diverse sensibilità interne al partito. Nel testo vengono richiamate le posizioni di Misiani, Boccia, Bonaccini e Giani, oltre ai temi della tutela del lavoro, del presidio territoriale e del timore che Siena possa trasformarsi in un semplice back-office di Milano.
Secondo Camastra, la segretaria dem avrebbe costruito una linea articolata su più livelli. Da un lato, Schlein accusa Meloni e il ministro Giorgetti di aver favorito Delfin e Caltagirone attraverso la vendita di MPS, collegando l’operazione alle successive iniziative su Mediobanca e Generali. Dall’altro, il Pd chiede che lo Stato mantenga un ruolo di garanzia, anche attraverso il Golden Power, e che il governo riferisca in Parlamento.
L’analisi evidenzia inoltre una possibile contraddizione nella posizione dem. Il richiamo alla tutela del mercato e all’idea che sia il mercato stesso a decidere viene messo in relazione con gli interessi di Unipol, gruppo emiliano-romagnolo indicato nel testo come alleato di Intesa Sanpaolo e potenziale beneficiario della cessione delle filiali. In questo quadro, il sostegno all’operazione MPS verrebbe letto anche come un tentativo di tutelare contemporaneamente il consenso in Toscana e i rapporti con un’area storicamente vicina al Pd.
Il confronto resta quindi legato a due visioni differenti del futuro dell’istituto. Il governo punta sulla costruzione di un polo nazionale e sulla permanenza di una centralità senese, mentre la leadership dem viene descritta come impegnata a bilanciare tutela occupazionale, ruolo dello Stato e libertà del mercato. L’esito dell’operazione Lovaglio, se andasse a buon fine, determinerebbe il peso futuro di MPS nel sistema bancario italiano e la sua collocazione territoriale.