Nel primo trimestre 2026 la produzione manifatturiera a Bergamo procede a ritmo sostenuto: nell’industria cresce del +1,8 per cento su base annua, l’incremento più robusto degli ultimi tre anni, mentre nell’artigianato mette a segno un +3 per cento, confermando sostanzialmente la velocità registrata alla fine dell’anno scorso. Tale risultato è dovuto probabilmente all’eredità del 2025 e al buon andamento dei primi due mesi del 2026, prima dello scoppio del conflitto iraniano. È quanto emerge dai dati raccolti e diffusi dalla Camera di Commercio di Bergamo.
Anche gli altri indicatori congiunturali delineano un quadro globalmente positivo, con fatturato e ordini in crescita, tuttavia i prezzi delle materie prime segnalano già i primi effetti dei rincari energetici. L’aggravarsi della situazione geopolitica internazionale si è quindi inserito in un contesto di ripresa della manifattura bergamasca, condizionando le aspettative degli imprenditori che registrano un evidente deterioramento, soprattutto per quanto riguarda la domanda estera.
Produzione in ripresa a partire dal 2025
Le imprese dell’industria attive in provincia di Bergamo (con almeno 10 addetti) archiviano una variazione della produzione del +1,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, l’incremento più significativo registrato dall’inizio del 2023: le imprese che hanno dichiarato una crescita su base annua sono pari al 53 per cento del campione intervistato, a fronte del 36 per cento che ha evidenziato invece un calo.
Il miglioramento è confermato anche dalla variazione congiunturale, ossia calcolata rispetto al trimestre precedente, che mette a segno un +0,6 per cento dopo la crescita più debole di fine 2025 (+0,1 per cento). La produzione industriale a Bergamo ha intrapreso un percorso di ripresa a partire dal secondo trimestre 2025 che, pur con intensità altalenante, ha consentito al numero indice di sfiorare quota 120 e recuperare così circa la metà delle perdite accumulate durante la recessione del 2023-2024.
Dal punto di vista settoriale, la crescita della produzione in provincia è stata sostenuta dalla meccanica, il comparto più rilevante in termini dimensionali, che conferma il dato positivo già registrato nel quarto trimestre 2025 dopo una serie di segni negativi. Contributi alla crescita provengono inoltre dall’industria alimentare e dalla chimica-farmaceutica, mentre situazioni di maggiore difficoltà caratterizzano il tessile e la gomma-plastica.

Tornano in positivo anche gli ordini, ma scorte in negativo
Come la produzione, anche il fatturato registra un rafforzamento nel primo trimestre (+0,5 per cento congiunturale), sostenuto dai prezzi di vendita in accelerazione (+1,7 per cento). Rincari ancora più marcati riguardano però i prezzi delle materie prime, la cui crescita (+4 per cento congiunturale) raggiunge la velocità massima dal 2022 per via dell’aumento delle quotazioni dei prodotti energetici, a seguito del blocco del canale di Hormuz e del danneggiamento delle infrastrutture dei Paesi del Golfo.
Gli ordini tornano in positivo (+1,9 per cento congiunturale), dopo la battuta d’arresto del quarto trimestre, mentre le scorte di prodotti finiti registrano un saldo negativo tra valutazioni di eccedenza e scarsità (-1,7 punti), come non succedeva da inizio 2023. La crescita produttiva non sembra quindi trainata dalla volontà di ricostituire le scorte quanto dalla dinamicità della domanda.
Anche per gli addetti si assiste a un ritorno a una variazione positiva (+0,7 per cento il saldo tra inizio e fine trimestre), ma al netto delle oscillazioni trimestrali, dovute anche a effetti stagionali, l’andamento di fondo dell’occupazione evidenzia l’esaurimento della fase positiva che aveva caratterizzato il periodo post-Covid.
Nel corso del 2025 la ripresa dei livelli produttivi si è accompagnata a un miglioramento delle aspettative degli imprenditori, con saldi tra previsioni di crescita e diminuzione che si erano riportati in territorio positivo per produzione e domanda estera. L’impatto della crisi iraniana interrompe questa fase di cauto ottimismo, causando un deterioramento del clima di fiducia (le interviste sono state realizzate in aprile): l’effetto è particolarmente evidente sulla domanda estera, il cui saldo, una volta depurato dagli effetti stagionali, scende a -7 punti, mentre sulla produzione il valore si posiziona sullo zero.
Più stabili le previsioni per la domanda interna, che restano negative (saldo pari a -10 punti), e sull’occupazione, ancora leggermente positive (+3 punti). Tali risultati sono coerenti con il quesito dell’indagine che interroga sui principali rischi percepiti: oltre il 70 per cento degli imprenditori del campione indica infatti sia l’aumento dei costi energetici sia i rischi geopolitici, una quota in aumento di circa venti punti rispetto alla rilevazione precedente.
Artigianato in crescita, ma giù le aspettative
Le imprese dell’artigianato manifatturiero bergamasco (con almeno 3 addetti) confermano una crescita significativa della produzione anche nel primo trimestre del 2026: la variazione su base annua è pari al +3 per cento, dopo il +3,4 per cento registrato nel quarto trimestre 2025. Sul totale del campione intervistato, il 54 per cento ha dichiarato una crescita su base annua a fronte del 30 per cento che ha registrato invece un calo.
La serie delle variazioni congiunturali mette in evidenza la fase positiva avviata a fine 2024, con incrementi trimestrali compresi tra +0,6 per cento e +1,2 per cento (+0,7 per cento il dato dell’ultima rilevazione), consentendo al numero indice di raggiungere quota 127,1. I risultati dell’artigianato bergamasco si confermano migliori della media regionale: in Lombardia la crescita è risultata del +2 per cento su base annua e del +0,3 per cento su base trimestrale, allargando ulteriormente il gap a vantaggio dell’indice provinciale della produzione.
Tornano a crescere anche il fatturato (+0,7 per cento congiunturale) e gli ordini (+0,4 per cento), dopo la lieve diminuzione del quarto trimestre 2025, mentre le scorte confermano una prevalenza di valutazioni di scarsità rispetto a quelle di esuberanza, con un saldo pari a -9 punti in linea con quanto rilevato nel trimestre precedente.
Sul fronte dei prezzi, accelerano sia i listini di vendita (+3 per cento) sia, soprattutto, i costi delle materie prime (+5,3 per cento), che tornano sui ritmi di marcia che caratterizzavano il 2023. Anche per l’artigianato il rincaro dei prezzi energetici sta quindi già producendo effetti sui margini delle imprese. Prosegue la tendenza positiva dell’occupazione artigiana, che mostra una variazione del numero di addetti tra inizio e fine trimestre pari al +1 per cento.
Le aspettative degli imprenditori artigiani, caratterizzate da valori strutturalmente negativi, mostrano un peggioramento diffuso dei saldi: la differenza tra previsioni di aumento e diminuzione scende a -14 punti per la produzione e a -21 punti per la domanda interna, mentre per l’occupazione il saldo è negativo ma più limitato (-6 punti). Solo per la domanda estera le aspettative non registrano un deterioramento (saldo pari a -1 punto), ma va ricordato che per il settore artigiano la quota di fatturato direttamente riconducibile ai mercati internazionali risulta trascurabile (5,9 per cento).

«I dati del primo trimestre del 2026 ci consegnano l’immagine di una manifattura bergamasca estremamente vitale, che ha aperto l’anno a ritmo sostenuto sia sul fronte industriale che su quello artigiano – commenta Giovanni Zambonelli, presidente della Camera di commercio -. Tuttavia, il conflitto iraniano e il conseguente blocco del canale di Hormuz si sono inseriti improvvisamente in questa fase di ripresa, scuotendo la fiducia dei nostri imprenditori. Il balzo dei costi delle materie prime e dell’energia è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare»