Toscana

Lucca quarta in Toscana per redditi, ma il carovita pesa

Lo studio Acli-Iref segnala aumenti nominali, ma per molti occupati il potere d’acquisto resta sotto pressione

La provincia di Lucca si colloca nella fascia alta della classifica regionale per livello medio delle retribuzioni e crescita dei redditi da lavoro dipendente. È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Acli e Iref sui guadagni tra il 2020 e il 2025, presentata a Cascina durante la festa regionale dell’associazione.

Nel quinquennio considerato, i redditi da lavoro dipendente nel territorio lucchese sono aumentati nominalmente del 18,2%. Nel 2025 il valore medio ha raggiunto 31.022 euro, dato che assegna a Lucca il quarto posto complessivo in Toscana. Davanti si trovano Firenze, con 32.580 euro, Livorno, con 32.320 euro, e Prato, con 31.184 euro.

Il divario tra le province

La crescita più marcata è stata registrata a Firenze, con un incremento del 22,2%, seguita da Arezzo con il 19,8%, Massa-Carrara con il 19% e Pisa con il 18,9%. All’estremo opposto della graduatoria si trova Grosseto, che ha segnato l’aumento più contenuto, pari al 15,3%, passando da 22.070 a 25.455 euro di reddito medio. Massa-Carrara chiude invece con 25.929 euro.

La distanza tra la provincia con il reddito medio più elevato e quella con il valore più basso si è ampliata nel periodo analizzato: dai circa 4mila euro del 2020 si è passati a oltre 7mila euro nel 2025. Nel complesso, la media regionale è salita a 27.625 euro, con un incremento del 19% rispetto ai 23.218 euro del 2020, ma resta al di sotto della media nazionale, pari a 29.346 euro.

L’effetto dell’inflazione

Il dato più problematico riguarda però il rapporto tra la crescita nominale degli stipendi e l’aumento del costo della vita. In Toscana, l’inflazione cumulata nel periodo è stata pari al 18%. Solo il 49,9% dei lavoratori ha visto aumentare la propria retribuzione oltre questa soglia, mentre il 34% ha registrato una crescita insufficiente a compensare l’aumento dei prezzi.

Un ulteriore 16,1% ha invece subito una contrazione nominale dello stipendio. Per le parti sociali, questi numeri mostrano come l’incremento delle retribuzioni non corrisponda automaticamente a un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie. Elena Pampana, presidente di Acli Toscana, ha sottolineato che quando il salario cresce meno dei prezzi la disponibilità concreta di risorse si riduce, anche in presenza di un aumento del valore nominale della busta paga.