Inflazione, energia più cara riduce i margini delle imprese

Ad agosto l’indice accelera al 3,3% annuo: Confcommercio segnala rischi per attività e domanda interna.

La fiammata dell’inflazione registrata ad agosto riaccende l’attenzione anche sul territorio cesenate. Secondo la stima provvisoria dell’Istat, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, contro il 2,9% rilevato nel mese precedente.

A spingere verso l’alto l’indice sono stati soprattutto i beni energetici, con rincari rilevanti sia per le componenti regolamentate sia per quelle non regolamentate. Il quadro, pur non configurando al momento una nuova emergenza inflazionistica generalizzata, rappresenta un elemento di attenzione per famiglie e imprese del Cesenate.

Energia e margini aziendali

Per le attività del commercio, del turismo, della ristorazione e dei servizi, l’aumento dei costi energetici rischia di comprimere ulteriormente i margini e di rendere più difficile mantenere prezzi competitivi. Ogni incremento della spesa per l’energia può infatti incidere sui bilanci aziendali e, in prospettiva, riflettersi sui prezzi finali applicati ai consumatori.

Il presidente di Confcommercio cesenate Augusto Patrignani considera in parte prevedibile l’aumento dei prezzi di agosto, sia per alcuni effetti stagionali sia per il nuovo incremento dei costi energetici. Il punto centrale, secondo l’associazione, è evitare che la dinamica si trasformi in una spirale capace di frenare i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese.

Patrignani richiama l’attenzione soprattutto sui prossimi mesi. Il sistema imprenditoriale del territorio ha mostrato una significativa capacità di reazione, ma l’energia continua a rappresentare una voce di costo pesante per commercio, pubblici esercizi, turismo e servizi. Se i rincari dovessero proseguire, consumatori e aziende potrebbero adottare comportamenti più prudenti, proprio mentre la domanda interna resta decisiva per consolidare la crescita.

Gli altri indicatori

Il dato nazionale presenta comunque alcuni elementi di relativa stabilità. L’inflazione di fondo, calcolata escludendo i beni energetici e gli alimentari freschi, è scesa dall’1,6% all’1,5%. Il cosiddetto carrello della spesa è invece rimasto stabile all’1%.

Per Confcommercio, il contenimento della componente di fondo è un segnale positivo, ma non consente di sottovalutare l’impatto dell’energia. L’obiettivo indicato dall’associazione è tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e mettere le imprese nelle condizioni di sostenere i maggiori costi senza perdere competitività.