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Inflazione aprile: Istat conferma frenata indice nazionale al 2,7%

L'istituto di statistica corregge al ribasso le stime preliminari evidenziando il ruolo determinante delle tariffe energetiche

Inflazione aprile: Istat conferma frenata indice nazionale al 2,7%

L’Istituto Nazionale di Statistica ha diffuso nella giornata di mercoledì 15 maggio 2024 i dati definitivi relativi all’andamento dei prezzi al consumo. Gli analisti dell’ente hanno rivisto leggermente al ribasso la stima sulla crescita dell’inflazione, fissando l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) a un incremento del +2,7% su base annua, partendo dal +1,7% di marzo. Il valore definitivo risulta di 0,1 punti inferiore rispetto alla valutazione preliminare che indicava un +2,8%, mentre su base mensile l’aumento si attesta al +1,1%.

Impatto dei beni energetici e alimentari

La dinamica dei prezzi riflette principalmente la netta risalita registrata nel comparto degli energetici non regolamentati, passati da un calo del -2,0% a un balzo del +9,6%. Parallelamente, anche i beni energetici regolamentati hanno subito una variazione positiva del +5,3%. Per quanto riguarda il carrello della spesa degli utenti finali, si registra un’accelerazione per gli alimentari non lavorati, che passano dal +4,7% al +5,9%, influenzando pesantemente la spesa corrente.

Rallentamento dei servizi e inflazione di fondo

In controtendenza rispetto ai beni, i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona mostrano una frenata, scendendo dal +3,0% al +2,6%. Risultano in calo anche i costi relativi ai trasporti, che rallentano in modo vistoso dal +2,2% al +0,6%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, conferma la fase di raffreddamento portandosi dal +1,9% al +1,6%.

Differenziale tra beni e prodotti di consumo

Il rapporto evidenzia come i prezzi dei beni abbiano registrato una marcata accelerazione su base annua, mentre i servizi hanno perso velocità. Di conseguenza, il differenziale inflazionistico tra i due comparti è diventato negativo, attestandosi a -0,7 punti percentuali. Per quanto riguarda i prodotti acquistati con alta frequenza, il tasso di variazione sale al +4,2%, segnalando una pressione persistente sui costi di prima necessità affrontati dai consumatori.