Il sistema imprenditoriale delle Marche rallenta nel terzo trimestre del 2026, con andamenti differenti tra le province. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Marche, la regione ha registrato una crescita dello 0,17%, inferiore sia alla media nazionale dello 0,32% sia al dato marchigiano dello 0,24% rilevato nello stesso periodo del 2025.
Il confronto tra le province
Il risultato migliore è quello di Ascoli Piceno, che chiude il trimestre con un saldo positivo di 88 imprese tra iscrizioni e cessazioni, pari a un tasso di crescita dello 0,41%. Macerata segue con 77 attività in più e una variazione dello 0,23%. Di segno opposto il dato di Fermo, che perde 20 attività e registra un tasso negativo dello 0,11%.
Al 30 settembre risultano attive 30.753 imprese a Macerata, 18.841 ad Ascoli Piceno e 16.724 nel Fermano. Nel complesso regionale le attività sono 131.128, 150 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una variazione pari allo 0,11% in meno.
La difficoltà dell’artigianato
Il quadro è più delicato per il comparto artigiano, che presenta saldi negativi in tutte e tre le province. La flessione più consistente riguarda Fermo, con 30 imprese in meno nel trimestre e una diminuzione dello 0,56%. Seguono Ascoli Piceno, con 11 attività in meno (-0,22%), e Macerata, che perde 8 imprese (-0,09%).
Le imprese artigiane attive sono 8.868 a Macerata, 5.336 a Fermo e 4.916 ad Ascoli Piceno. A livello regionale se ne contano 37.857, 276 in meno rispetto a un anno prima, pari a una riduzione dello 0,72%. Nel solo trimestre il saldo marchigiano è negativo per 103 attività (-0,27%), il dato peggiore tra le regioni italiane, mentre a livello nazionale il comparto cresce dello 0,11%.
Enzo Mengoni, presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno e Fermo, sottolinea che il sistema nel complesso mostra una tenuta, ma evidenzia la necessità di affrontare il calo delle attività artigiane. Secondo Mengoni, il problema non riguarda soltanto le chiusure, ma anche la capacità di sostituire le imprese che cessano l’attività.
Tra i fattori indicati dall’associazione ci sono il progressivo avvicinamento alla pensione di molti titolari e la difficoltà di trovare persone disposte a raccogliere il testimone. Il rischio, viene osservato, è la perdita di aziende ancora presenti sul mercato, oltre che di competenze, occupazione e servizi per il territorio. Confartigianato richiama quindi l’attenzione sul passaggio generazionale, sull’accompagnamento dei giovani nella fase di avvio e sull’acquisizione delle competenze necessarie a proseguire o sviluppare le attività esistenti.