Nazionale

Giorgetti: meno imposte al ceto medio tra le priorità

Il ministro indica anche rischi geopolitici, rincari energetici e vincoli europei

Giorgetti: meno imposte al ceto medio tra le priorità

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato nel taglio delle imposte per il ceto medio uno degli obiettivi centrali della prossima manovra. Lo ha fatto durante un intervento in collegamento da Dublino con i Portofino Talks 2026, nel corso del quale ha illustrato le priorità economiche dell’esecutivo e i principali fattori di incertezza che gravano sui conti italiani ed europei.

Rispondendo alle domande sulle intenzioni del governo in materia fiscale, Giorgetti ha spiegato che la riduzione del carico tributario per le fasce intermedie e il sostegno alla competitività delle imprese rappresentano una linea di lavoro avviata da quattro anni. L’indirizzo, ha aggiunto, resta confermato nonostante i margini finanziari limitati e la necessità di mantenere sotto controllo la spesa pubblica.

Le tensioni geopolitiche e l’energia

Una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata agli effetti delle crisi internazionali sull’economia. Il ministro ha riferito di avere sollevato il tema anche nell’ultima riunione dell’Eurogruppo, sottolineando il rischio che l’attenzione europea per la transizione digitale e l’intelligenza artificiale venga ridimensionata dalle conseguenze immediate delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

Secondo Giorgetti, le tensioni geopolitiche hanno già prodotto uno shock energetico, con ripercussioni sui prezzi dei carburanti. Nelle prossime settimane, ha osservato, l’aumento dei costi potrebbe trasferirsi sulle bollette di famiglie e imprese. L’Italia ha quindi chiesto formalmente alla Commissione europea di attivare una deroga alle regole del Patto di stabilità, così da poter escludere dal calcolo del deficit una quota delle spese legate all’energia.

La proposta italiana prevede di sottrarre dal computo fino allo 0,6 per cento del Pil per ciascuno dei prossimi due anni. Giorgetti si è detto fiducioso che Bruxelles possa accogliere la richiesta, pensata per attenuare l’impatto dei rincari senza aggravare gli obiettivi di finanza pubblica.

Inflazione, tassi e procedura europea

Sul fronte macroeconomico, il ministro ha messo in discussione l’efficacia dei rialzi dei tassi decisi dalla Banca centrale europea e dalla Federal Reserve. A suo giudizio, l’attuale pressione inflazionistica non dipende da un eccesso di domanda né da un’economia surriscaldata, ma da uno shock dal lato dell’offerta provocato dai conflitti in corso.

In questo quadro, una politica monetaria restrittiva rischierebbe di non risolvere la crescita dei prezzi e, allo stesso tempo, di aumentare il costo di gestione del debito pubblico. La stretta sui tassi, secondo l’analisi esposta da Giorgetti, potrebbe quindi incidere sui conti degli Stati senza intervenire sulle cause originarie dell’inflazione.

Infine, il ministro ha affrontato la possibilità che l’Italia esca dalla procedura per deficit eccessivo aperta a livello europeo. La decisione, ha precisato, dipenderà dalle rilevazioni contabili dell’Istat. L’istituto di statistica, ha ricordato Giorgetti, opera in piena indipendenza dalla politica e il governo si limiterà a prendere atto dei dati ufficiali quando saranno pubblicati.