Da Oriolo Romano, Armando Mortet racconta la sua arte a Le Figaro

Il reportage francese accende l’attenzione sul passaggio generazionale e sulla tutela dei mestieri tradizionali.

Armando Mortet, artigiano di Oriolo Romano e quarta generazione di una famiglia di cesellatori, scultori e intagliatori, è il protagonista di un reportage pubblicato dal quotidiano francese Le Figaro, sia sull’edizione cartacea sia sul sito online. Dalla sua bottega nella Tuscia, Mortet ha raccontato il legame con un mestiere antico e raffinato, sviluppato all’interno di una tradizione familiare di origine francese.

Nel corso dell’intervista, l’artigiano ha illustrato il lavoro e la passione che lo hanno portato a realizzare opere per importanti istituzioni, tra cui l’Assemblea nazionale francese. L’interesse della testata è nato anche da un’indagine nazionale della Cna dedicata all’anzianità delle imprese e dalle analisi condotte dalla federazione territoriale sulla situazione delle ditte del Viterbese.

Il nodo del ricambio generazionale

Al centro del confronto con il giornalista c’è soprattutto la difficoltà di garantire la trasmissione dell’impresa e delle competenze. Mortet ha parlato del rischio di essere l’ultimo custode della tradizione familiare, in un contesto nel quale molte attività artigiane faticano a trovare giovani pronti a raccogliere il testimone.

Secondo il dossier Cna, in Italia sono oltre 30mila i titolari di ditte individuali che hanno superato i settant’anni. Nello stesso periodo, nell’arco degli ultimi dieci anni, le attività guidate da under 35 sono diminuite di 143mila unità. I dati descrivono una trasformazione che riguarda non soltanto la tenuta economica dei laboratori, ma anche la conservazione di tecniche e conoscenze legate ai mestieri tradizionali.

L’allarme delle associazioni

Il presidente della Cna di Viterbo e Civitavecchia, Alessio Gismondi, e il segretario Attilio Lupidi hanno sottolineato il valore della vicenda di Mortet, indicandola come esempio della qualità artigiana del territorio. Secondo i rappresentanti dell’associazione, il riconoscimento ottenuto sulla stampa internazionale richiama anche la necessità di affrontare il problema del ricambio generazionale.

Tra le priorità indicate figurano politiche per favorire il passaggio di consegne, il rafforzamento dell’apprendistato e il sostegno alle botteghe presenti nelle aree interne. Il timore è che, senza interventi mirati, possano andare perduti patrimoni di competenze difficili da ricostruire.

Il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini, ha evidenziato che in alcuni territori laboratori riconosciuti a livello internazionale sono ancora affidati a titolari di settanta o ottant’anni privi di successori. La chiusura di queste imprese, ha osservato, non comporterebbe soltanto la perdita di attività e occupazione, ma anche la dispersione di tecniche, relazioni territoriali e conoscenze che contribuiscono all’identità produttiva del Paese.