Cozze, seme scarso e costi in aumento nel Delta del Po

La moria estiva ha ridotto il novellame e fatto salire le quotazioni: incerta la resa della prossima stagione.

La molluschicoltura del Delta del Po affronta una nuova fase di difficoltà dopo la moria che lo scorso luglio ha colpito gli allevamenti della Sacca di Scardovari. Alle perdite di prodotto si aggiungono ora la scarsità di novellame, l’aumento dei prezzi e l’incertezza sulla quantità che potrà essere raccolta nel 2027.

Nella Sacca sono iniziate le operazioni di semina per la prossima stagione, ma il seme disponibile è molto inferiore rispetto agli anni precedenti. Paolo Mancin, presidente del Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, ha spiegato che gli operatori stanno procedendo con difficoltà e non sono ancora in grado di stimare quale sarà la produzione futura. Una riduzione dei quantitativi appare comunque probabile.

Le conseguenze dell’estate calda

La nuova emergenza è legata agli effetti dell’ondata di caldo che, all’inizio di luglio, aveva portato la temperatura dell’acqua nella Sacca fino a 32 gradi. L’aumento termico aveva provocato una grave carenza di ossigeno e una moria improvvisa di cozze, con circa mille quintali di prodotto persi e danni stimati in 200mila euro.

Il Consorzio aveva precisato che circa il 90% della produzione stagionale era già stato commercializzato e che le perdite avevano riguardato soprattutto la parte conclusiva del raccolto. Il caldo, però, ha interessato anche gli allevamenti in mare dell’Alto Adriatico, riducendo la disponibilità del novellame necessario ad avviare il ciclo produttivo successivo.

Prezzi più alti e resa incerta

Gli allevatori stanno cercando seme in tutta Italia, ma anche sul mercato estero l’approvvigionamento risulta complicato. Secondo quanto riferito dagli operatori, il prodotto proveniente dalla Spagna viene proposto tra 1,50 e 1,70 euro al chilo, mentre in passato il prezzo delle forniture si aggirava tra 80 centesimi e un euro. In molti casi, inoltre, il novellame veniva recuperato direttamente dagli allevamenti in mare delle cooperative, senza doverlo acquistare.

La spesa aggiuntiva si somma all’assenza di garanzie sulla resa. Considerando le possibili perdite durante la crescita, un chilo di seme acquistato potrebbe trasformarsi in circa quattro chili di cozze commerciabili. L’acquisto di 50 quintali comporterebbe quindi un investimento iniziale tra 7.500 e 8.500 euro, a fronte di una produzione ipotetica di 200 quintali. Quantità molto distante dai circa 500 quintali indicati da un produttore come soglia necessaria per sostenere economicamente una stagione.

Sulle scelte degli operatori pesa anche la situazione degli allevamenti di vongole, già messi in difficoltà negli ultimi anni dalla presenza del granchio blu. A preoccupare è inoltre la capacità del seme importato di adattarsi alle condizioni della Sacca: l’arrivo delle piene del Po potrebbe ridurre la salinità dell’acqua e compromettere ulteriormente la crescita dei molluschi. Le semine proseguono compatibilmente con il meteo, mentre il comparto rischia di pagare due volte gli effetti della crisi estiva, prima con le perdite di prodotto e poi con costi più elevati e una raccolta ridotta.