Umbria

Caro gasolio agricolo, in Umbria arrivano 4,5 milioni

Il provvedimento passa dalla commissione e punta a sostenere 5.735 attività con rimborsi sul carburante acquistato nel periodo previsto

Il disegno di legge della Regione Umbria contro il caro gasolio agricolo approderà in aula giovedì per l’approvazione definitiva. Il provvedimento, già esaminato dalla Commissione consiliare, prevede lo stanziamento di 4,5 milioni di euro a favore delle imprese agricole colpite dall’aumento dei costi del carburante.

La misura è inserita nella variazione al bilancio regionale 2026-2028 e stabilisce contributi straordinari a fondo perduto per gli acquisti di carburante agricolo effettuati dal 1° giugno al 30 novembre di quest’anno. Secondo le stime riportate dalla Regione, la platea potenziale è composta da 5.735 imprese, per un consumo complessivo stimato in 17,5 milioni di litri.

Come saranno assegnati i contributi

Gli aiuti saranno destinati agli imprenditori agricoli iscritti al sistema Uma regionale. La gestione delle domande e delle erogazioni sarà affidata a Sviluppumbria, attraverso procedure semplificate e verifiche incrociate sui dati disponibili nella piattaforma Gari Umbria.

L’intervento dovrà rispettare il regime europeo de minimis, che stabilisce un tetto massimo di 50mila euro per ciascuna impresa nell’arco di tre anni. L’obiettivo indicato dalla Regione è completare i pagamenti entro dicembre 2026, dopo l’approvazione definitiva del disegno di legge da parte del Consiglio regionale.

La posizione della Regione

Il vicepresidente con delega al Bilancio, Tommaso Bori, e l’assessora alle Politiche agricole, Simona Meloni, hanno definito rapido il percorso seguito dal provvedimento: il testo è stato approvato dalla Giunta, ha ottenuto il via libera della commissione e ora è atteso in aula.

Secondo quanto riferito dai due assessori, l’Umbria mette a disposizione una quota pari al 7,5 per cento dei 60 milioni stanziati dal Governo per l’intero territorio nazionale. La Regione sostiene di avere concentrato l’intervento sugli agricoltori, considerati l’anello più esposto agli aumenti dei costi di produzione e meno in grado di trasferirli sui prezzi di vendita.