Il costo del pieno torna a pesare sugli automobilisti di Ancona. In diversi distributori della città il prezzo del gasolio ha superato nuovamente i livelli raggiunti prima degli sconti applicati alla pompa da alcune compagnie petrolifere. L’aumento riguarda sia il diesel sia la benzina e sta alimentando preoccupazione tra i clienti e i gestori degli impianti.
Il passaggio più recente è legato alla fine, il 6 ottobre, dello sconto statale di 6,1 centesimi al litro sulle accise del gasolio. La riduzione era stata introdotta in un contesto già segnato dall’aumento dei prezzi energetici e si era intrecciata con il price cap adottato da alcune delle principali compagnie, tra cui Eni e Ip. Il venir meno dello sconto ha prodotto un effetto immediato sui listini, riportando il costo effettivo del rifornimento verso valori considerati particolarmente elevati.
Gestori: il margine resta invariato
La situazione viene descritta come delicata da Luca Careri, gestore di un impianto Esso in via Giordano Bruno. Secondo il titolare, i clienti hanno iniziato a lamentarsi con maggiore frequenza, mentre le prospettive restano incerte. Careri ha riferito di non aver mai visto, nei suoi nove anni di attività, un prezzo del gasolio arrivare a circa 2,259 euro al litro. Per i gestori, però, il guadagno non cresce insieme al prezzo: il margine dipende dai litri venduti e quindi dai volumi, non dal costo finale applicato agli automobilisti.
Una valutazione simile arriva da Stefano Giangiacomi, gestore dell’impianto Ip di via della Montagnola. Anche in questo caso il compenso viene indicato in circa quattro centesimi al litro, a prescindere dalle variazioni dei listini. Giangiacomi ha sottolineato le difficoltà di una categoria sempre più ridotta e priva, a suo giudizio, di un’adeguata rappresentanza sindacale. Sul price cap e sull’ipotesi di accise mobili, il gestore ha espresso scetticismo, sostenendo che gli interventi annunciati non abbiano finora tutelato né i consumatori né gli operatori delle stazioni di servizio.
Gli effetti su trasporti e preventivi
Il rincaro viene avvertito anche da chi utilizza i veicoli per lavorare. Mauro Pepi, titolare dell’attività MP1 e impegnato nei trasporti e nei montaggi, ha spiegato che l’aumento dei costi rende più difficili gli incarichi già programmati. I preventivi preparati tre, quattro o cinque mesi prima per viaggi di lavoro, anche verso Napoli, restano infatti invariati mentre cambiano le spese sostenute per il carburante. Una dinamica che, secondo Pepi, pesa ancora di più sulle aziende che movimentano volumi di merci superiori.
Nel frattempo, il Governo starebbe valutando il ricorso alle accise mobili per finanziare un nuovo taglio e contenere il prezzo alla pompa. L’ipotesi si inserisce in una fase caratterizzata da rincari concatenati, che secondo gli operatori stanno incidendo sui bilanci familiari e sulle attività professionali. La preoccupazione espressa ad Ancona è che ulteriori aumenti possano rendere sempre più difficile sostenere i costi di spostamento e di trasporto, senza un adeguamento dei redditi.