Comunanza (AP)

Beko, allarme sindacati per il futuro dello stabilimento di Comunanza

Le sigle chiedono investimenti, produzioni e garanzie dopo il calo degli organici e dei volumi.

È alta la preoccupazione tra i lavoratori dello stabilimento Beko di Comunanza. Le Rsu e le segreterie provinciali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Ugl Metalmeccanici hanno lanciato l’allarme dopo l’incontro con il management dell’azienda, svoltosi il 24 settembre 2026. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il confronto non ha fornito risposte concrete né chiarito le prospettive industriali del sito, considerato un presidio fondamentale per l’economia dell’area del Piceno.

Organico e produzione in calo

Le organizzazioni sindacali hanno accompagnato negli ultimi mesi la fase di riorganizzazione e le progressive uscite dall’azienda. L’organico attuale conta poco più di 200 dipendenti e, secondo quanto riferito dalle sigle, è destinato a scendere sotto questa soglia già dal prossimo gennaio 2027. Al ridimensionamento occupazionale si aggiunge il calo dei volumi produttivi, che rende ancora più incerto il futuro della fabbrica.

A marzo 2026 le stime aziendali indicavano una produzione annua di circa 428.000 pezzi. Il quadro previsto per la fine dell’anno è però profondamente cambiato: l’incremento dei periodi di cassa integrazione ha portato le previsioni a circa 300.000 unità, con un ammanco di 128.000 pezzi rispetto alle quantità inizialmente preventivate. I sindacati sottolineano inoltre che, allo stato attuale, le giornate di sospensione dal lavoro attraverso la cassa integrazione superano nettamente quelle lavorate.

La richiesta di un piano industriale

Fim, Fiom, Uilm e Ugl Metalmeccanici contestano l’idea di limitarsi alla gestione degli ammortizzatori sociali, delle uscite e del ridimensionamento del personale. Le domande rivolte all’azienda riguardano gli investimenti reali, i nuovi prodotti e i mercati che dovrebbero sostenere l’attività produttiva di Comunanza. Per i sindacati, senza indicazioni precise non è possibile delineare una prospettiva credibile per i dipendenti e per il territorio.

Le sigle chiedono quindi un intervento delle istituzioni regionali e nazionali per tutelare il sito industriale. Dopo mesi di promesse e rassicurazioni, i rappresentanti dei lavoratori affermano di non voler accettare ulteriori annunci privi di atti concreti. La richiesta è di ottenere nuovi volumi e un piano industriale di rilancio; in assenza di questi elementi, sostengono, l’unica certezza per i dipendenti resta la cassa integrazione. Il timore espresso è che il ridimensionamento si trasformi in un lento smantellamento fino alla chiusura definitiva dello stabilimento.