Pesaro (PU)

A Pesaro e Urbino il costo del lavoro frena le assunzioni

La simulazione indica un esborso superiore a 43mila euro per assicurare una busta annua da 24mila.

Il costo necessario per garantire a un giovane un reddito netto annuo di 24mila euro può superare i 43mila euro per l’impresa. È il risultato di una simulazione elaborata dalla CNA di Pesaro e Urbino, che richiama l’attenzione sul peso di retribuzione lorda, imposte, contributi previdenziali e trattamento di fine rapporto nelle piccole attività.

Secondo l’analisi, per ogni 100 euro che arrivano in busta paga al lavoratore, l’azienda sostiene una spesa superiore a 180 euro. Un rapporto che, secondo la confederazione, incide sulla competitività delle imprese e rende più difficile programmare inserimenti stabili, soprattutto nel comparto manifatturiero e artigiano, caratterizzato da una presenza diffusa di micro e piccole aziende.

Il ricambio generazionale

La questione viene collegata anche alle dinamiche demografiche della provincia. Nella fascia tra i 15 e i 34 anni vivono circa 69.500 persone: si tratta del secondo bacino giovanile delle Marche dopo Ancona. Il dato si inserisce però in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione, che rende più complesso il ricambio generazionale all’interno delle attività produttive.

Per la CNA, il rischio è che il peso del cuneo fiscale contribuisca allo spopolamento e alla partenza di giovani qualificati verso altre regioni o altri Paesi. In una nota diffusa il 2 novembre 2026, il presidente territoriale Michele Matteucci ha sostenuto che le imprese continuano a investire nella formazione e nel passaggio delle competenze, ma incontrano difficoltà nel pianificare assunzioni a tempo indeterminato e nel mantenerle nel tempo.

Gli effetti degli incentivi

La simulazione prende in esame anche le agevolazioni contributive. Con un esonero di 6mila euro l’anno per i primi due anni, il costo aziendale scenderebbe da circa 43.500 a 37.500 euro. Alla scadenza del beneficio tornerebbe però a superare i 43.500 euro, con un aumento vicino al 16% e senza una variazione del netto percepito dal dipendente.

La CNA considera gli incentivi a termine utili nella fase iniziale, ma non sufficienti a garantire stabilità al sistema produttivo provinciale. La richiesta è di intervenire con una riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo, così da rendere più sostenibili le assunzioni e favorire la permanenza sul territorio di giovani e professionalità.