Sardegna

A Oristano le aree industriali valgono il 20% dell’economia

Rilevati pure più posti di lavoro in Sardegna: restano aperti i nodi di energia, logistica, mercati e innovazione.

Le imprese insediate nelle aree dei Consorzi industriali generano a Oristano quasi il 20% del valore aggiunto prodotto dalle aziende della provincia, al netto dei settori dell’agricoltura, della finanza e della Pubblica amministrazione. Il dato emerge dal primo rapporto nazionale della FICEI e del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, dedicato al peso economico e alle prospettive degli insediamenti consortili.

Lo studio evidenzia il ruolo delle aree industriali nell’economia sarda e nazionale, analizzando imprese, occupazione, investimenti, innovazione ed esportazioni. In provincia di Oristano, gli insediamenti consortili rappresentano inoltre il 10% degli addetti e oltre il 2% delle unità locali, confermando una presenza significativa nel sistema produttivo territoriale.

La crescita dell’occupazione

La Sardegna è la regione italiana che ha registrato la maggiore crescita dell’occupazione nelle aree dei Consorzi industriali: tra il 2019 e il 2023 l’incremento è stato del 36,9%. Nello stesso periodo il valore aggiunto delle imprese insediate è aumentato del 57,8%, il secondo risultato più elevato in Italia dopo quello del Molise. Oggi le aree consortili producono circa il 15% del valore aggiunto generato dalle imprese sarde.

Nel complesso, nell’Isola sono presenti 2.136 unità locali nelle aree dei Consorzi, con oltre 30.800 addetti. A livello nazionale, nel 2023 gli insediamenti aderenti alla FICEI ospitavano 10.829 unità locali e quasi 244 mila lavoratori, producendo 86 miliardi di euro di fatturato e oltre 18 miliardi di valore aggiunto. L’occupazione è cresciuta in media del 5% annuo, contro l’1,8% della media italiana.

Le imprese consortili mostrano anche una produttività superiore alla media: il valore aggiunto per addetto raggiunge 75.400 euro, il 31% in più rispetto al dato nazionale. La dimensione media è di 22,5 addetti per unità locale, contro i 3,6 registrati complessivamente in Italia. Rilevante anche la propensione agli investimenti: il 58,6% delle aziende ha investito in tecnologie digitali, il 48,2% in efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale e il 31,5% in impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Le criticità per la competitività

Il rapporto segnala tuttavia alcuni punti deboli, soprattutto per il sistema produttivo sardo. Le imprese consortili esportatrici sono il 22% del totale, contro il 35,5% della media nazionale, mentre resta contenuta la presenza dei comparti ad alta tecnologia. Tra le difficoltà indicate figurano anche il costo dell’energia, la logistica, l’accesso ai mercati, la disponibilità di aree e la carenza di personale qualificato.

Per il CIPOR, il Consorzio industriale provinciale di Oristano, il risultato rappresenta una responsabilità oltre che un elemento positivo. Il presidente Antonello Demelas indica tra le priorità il rafforzamento delle infrastrutture e dei servizi, insieme a condizioni più favorevoli per gli investimenti. Il Consorzio sta completando uno screening sul problema energetico e valuta soluzioni legate alle fonti rinnovabili, all’autoconsumo e alle comunità energetiche, con l’obiettivo di garantire costi più competitivi e prevedibili alle imprese.

A livello nazionale, oltre otto direttori di Consorzio su dieci giudicano bassa o medio-bassa la disponibilità di aree libere per nuovi insediamenti. Più dell’83% chiede inoltre politiche specifiche per attrarre investimenti, procedure più rapide, meno oneri burocratici e infrastrutture logistiche e intermodali collegate alle zone produttive. Per Oristano, la sfida è trasformare il peso già raggiunto dalle aree industriali in nuove opportunità di investimento, occupazione e crescita per il territorio provinciale.