Undici beni culturali di Bologna sono stati inseriti da Italia Nostra nella lista rossa dei luoghi da tutelare. L’elenco, creato nel 2016 e recentemente confermato, comprende edifici storici, monumenti, infrastrutture e aree urbane che, secondo l’associazione, presentano condizioni di degrado, abbandono o necessità di interventi di conservazione. Il documento ha, nelle intenzioni dei promotori, una funzione critica e civile: richiamare l’attenzione sul patrimonio cittadino e aprire una discussione sulle opere necessarie per preservarlo.
Tra i casi segnalati figurano villa Ghigi, all’interno dell’omonimo parco sui Colli, e villa Aldini. La prima, secondo la valutazione di Italia Nostra, versa in un pessimo stato di conservazione dopo un abbandono che dura dal 1970. Nella zona della Noce si trova invece villa Malvasia, di proprietà privata e anch’essa indicata come fortemente trascurata. L’elenco comprende inoltre palazzo Alamandini Bolognetti Pallavicini, in via San Felice, restaurato negli spazi interni e utilizzato per mostre, ma con superfici esterne segnate dalla mancanza di porzioni di intonaco e dalla presenza di fessurazioni.
Edifici storici e luoghi di culto
Tra gli immobili indicati c’è anche casa Martelli, in via delle Tovaglie, dove tra il Seicento e il Settecento visse il poeta Pier Jacopo Martelli. Italia Nostra riferisce che l’edificio necessita di un intervento restaurativo generale mai eseguito dal 2002, anno della compravendita. L’immobile risulta inagibile, con l’accesso murato e un rischio di crolli interni. Nella lista è stato inserito anche il chiostro dei Morti, con il teatro chiuso, della basilica di San Martino Maggiore, in via Oberdan.
Un altro luogo citato è quello dei Prati di Caprara, nella zona di Santa Viola. In questo caso, ricorda l’associazione, è stato recentemente annunciato un progetto di riqualificazione frutto dell’accordo tra Comune e Invimit, con la previsione di un bosco urbano e di residenze sociali. Tra i monumenti da seguire con maggiore attenzione figura quello dedicato a Giosuè Carducci, in via Dante: lo stato generale viene giudicato buono, ma sono presenti depositi e agenti biologici che causano forme di degrado superficiale.
Mura, canale e archeologia industriale
Italia Nostra richiama poi l’attenzione sulle mura urbiche, lungo i viali, dove erbacce, incuria e scarsa visibilità della storia del manufatto ne limitano la valorizzazione. Della terza cerchia, spiega l’associazione, restano circa 2,7 chilometri di mura e dieci porte ancora riconoscibili, ma in condizioni di forte degrado e abbandono. Sul tema sono stati organizzati anche due convegni, dedicati alle trasformazioni della città dalla fase romana all’età contemporanea.
Completano la lista il Canale Navile, interessato negli ultimi anni da interventi di pulizia e miglioramento, e l’ex centrale idro-termoelettrica del Battiferro, indicata tra le testimonianze di archeologia industriale da tutelare. Il presidente di Italia Nostra Bologna, Raffaele Milani, ha infine sottolineato la necessità di presidiare le Due Torri, soprattutto la Garisenda, e le aree di piazza Rossini, piazza Roosevelt e dell’ex Staveco. Secondo Milani, per questi luoghi esiste preoccupazione, ma al momento non sarebbero emersi rischi tali da inserirli nella lista rossa.