La figura di Oriana Fallaci è stata al centro di un incontro organizzato dal Comune di Massa nella sala consiliare, davanti a numerosi studenti e cittadini. L’occasione è stata la presentazione di Mai stanca di vivere, il libro scritto da Riccardo Nencini e dedicato alla giornalista e scrittrice fiorentina.
All’appuntamento hanno partecipato le classi del liceo linguistico Pascoli, del liceo artistico e musicale Palma e dell’istituto alberghiero Minuto. Il confronto è stato condotto da Walter Sandri, mentre l’assessore alla Cultura Valeria Della Pina ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa, pensata per proporre agli studenti un approccio diretto alla vita e al lavoro della Fallaci.
Il rapporto con la scrittrice
Prima di entrare nel merito del volume, Sandri ha invitato i ragazzi a considerare Fallaci non soltanto come una figura del passato o un nome nei manuali, ma come un esempio di autonomia intellettuale, libertà e coerenza. Nencini ha quindi ripercorso il rapporto personale con la scrittrice, nato nel 2001 e segnato da amicizia, confronti, confidenze e discussioni, sempre nel rispetto reciproco.
Il racconto dell’autore è stato accompagnato da documenti, corrispondenze e materiali d’archivio inediti. Attraverso questi elementi, Nencini ha descritto una donna capace di mantenere ferme le proprie convinzioni, ma anche dotata di una sensibilità profonda e vulnerabile. Ne è emerso un ritratto complesso, lontano da una rappresentazione celebrativa priva di sfumature.
Dalla Resistenza al giornalismo internazionale
Tra i passaggi ricordati durante l’incontro ci sono gli anni della giovinezza, quando Fallaci fu staffetta partigiana nella Firenze occupata e trasportò armi e volantini nascosti nei cesti della verdura. In seguito arrivò l’affermazione internazionale come inviata di guerra, con le esperienze maturate dalle trincee del Vietnam alle interviste ai principali protagonisti della politica mondiale.
Nencini ha posto l’accento sul rigore professionale della giornalista, sulla cura per la parola e sulla ricerca della perfezione stilistica. Nel finale si è rivolto agli studenti, auspicando che l’eredità umana e professionale di Fallaci possa rappresentare uno stimolo a mantenere una mente indipendente e a cercare la verità con coraggio nel lavoro dell’informazione.