Torino (TO)

Sal Da Vinci celebra a Torino 50 anni di carriera

L’artista ripercorre esperienze tra palco, cinema e teatro, dopo il successo ottenuto all’Ariston

Sal Da Vinci arriva al Teatro Colosseo di Torino per due serate, martedì e mercoledì, all’interno della tournée con cui celebra mezzo secolo di carriera. La vittoria a Sanremo ha dato nuovo slancio al suo percorso artistico, portando l’attenzione del grande pubblico anche sulle esperienze maturate negli anni precedenti.

Il cantante ha inciso il primo disco nel 1976, quando aveva sette anni. Guardando a questo lungo percorso, racconta di riconoscersi in una carriera costruita passo dopo passo, attraverso esperienze differenti, incontri, difficoltà e soddisfazioni. Una storia nella quale, spiega, ha cercato di affrontare ogni impegno con la volontà di imparare e crescere, mantenendo ancora oggi il desiderio di fare musica e di misurarsi con il pubblico.

Tra teatro, cinema e canzone

Le esperienze maturate anche nel teatro e nel cinema hanno avuto un ruolo importante nella sua formazione. Il lavoro sulla scena gli ha insegnato a confrontarsi direttamente con gli spettatori, senza filtri e con la consapevolezza che ogni serata può essere diversa. Il cinema, invece, gli ha permesso di sviluppare una sensibilità legata ai silenzi, ai dettagli e alle emozioni non espresse soltanto attraverso le parole.

Da queste esperienze, osserva, è nata una maggiore consapevolezza nell’affrontare il palco. Ma nessun risultato può essere dato per scontato: ogni volta è necessario conquistare l’attenzione di chi è venuto ad ascoltare. Il rapporto diretto con il pubblico resta quindi uno degli aspetti centrali del suo lavoro, anche nel tour che farà tappa al Teatro Colosseo.

Nel corso dell’intervista, Da Vinci riflette anche sull’etichetta di artista neomelodico. Non rifiuta il termine quando viene usato per indicare una musica legata alla passione, ai sentimenti e alla capacità di raccontare l’amore. Contesta invece l’idea che possa diventare uno strumento per collocare un genere in una posizione subordinata rispetto ad altri. La sua convinzione è che non esistano una musica di serie A e una di serie B.

Il legame con Napoli

Nel suo percorso l’artista ricorda gli incontri con personalità come Roberto De Simone, Alberto Sordi e Peppe Barra, considerati parte di mondi diversi ma non contrapposti alla sua formazione. Teatro, tradizione, lingua e canzoni rappresentano, secondo Da Vinci, espressioni di una cultura che non deve essere considerata distante dalla gente e che attraversa le generazioni.

La vittoria all’Ariston gli ha garantito una visibilità mai raggiunta prima e ha permesso a persone di età diverse di conoscere anche il lavoro precedente. Il risultato, sottolinea, non è però arrivato da solo: è il frutto di 50 anni di lavoro e del sostegno ricevuto nel tempo.

Il rapporto con Torino è legato soprattutto alla presenza di numerose persone originarie di Napoli e della Campania. Ogni incontro con chi proviene dalla sua città, spiega, crea una vicinanza immediata, fatta di parole, accenti e canzoni capaci di richiamare tradizioni comuni anche lontano dalla città d’origine.