Nuove analisi sul corpo incorrotto di Santa Rosa

Il 18 settembre saranno illustrati gli esiti del monitoraggio condotto sull’urna e sulle spoglie della patrona.

Il 2 settembre Viterbo rinnova il tradizionale appuntamento dedicato a santa Rosa, patrona della città. Nel pomeriggio il cuore della religiosa e il corteo storico attraversano il centro cittadino, accompagnando il reliquiario verso la celebrazione che precede, nella notte del 3 settembre, il trasporto della Macchina di Santa Rosa.

Al corteo partecipano oltre trecento figuranti, impegnati a rappresentare diversi momenti della storia di Viterbo. Il percorso si svolge tra le vie del centro, alla presenza di numerosi fedeli e delle autorità civili. La cerimonia conserva quindi un valore religioso, ma rappresenta anche un momento centrale dell’identità collettiva cittadina e del rapporto tra la comunità e la propria patrona.

La tutela della reliquia

Nel quadro delle attività di conservazione, lo scorso aprile è stata effettuata una ricognizione specialistica sulle condizioni delle spoglie e della teca che le custodisce. L’intervento è stato coordinato dal dottor Luigi Capasso, afferente al Centro di eccellenza di chirurgia protesica del ginocchio e dell’anca e traumatologia dell’ospedale Isola Tiberina di Roma.

La verifica si è resa necessaria dopo il progressivo aumento dell’opacità osservata negli ultimi anni sui vetri dell’urna. Gli esperti hanno esaminato l’ambiente interno e lo stato complessivo di conservazione delle spoglie. Nello stesso contesto, le suore hanno sostituito l’abito della santa con una nuova veste grigia, scelta per richiamare la penitenza e la spiritualità francescana.

Gli esiti del lavoro saranno presentati ufficialmente il 18 settembre all’interno del monastero. In quell’occasione verranno illustrati il quadro clinico completo e i risultati degli interventi conservativi eseguiti sulla reliquia e sulla teca.

Una conservazione studiata da secoli

L’interesse della medicina legale e della paleopatologia per il corpo di santa Rosa è legato alla sua conservazione, documentata da oltre sette secoli. La giovane morì nel 1251, quando non aveva ancora compiuto vent’anni, e fu sepolta nella nuda terra nei pressi della chiesa di Santa Maria in Poggio.

Nel 1258, dopo la traslazione disposta da papa Alessandro IV nel monastero delle clarisse, le spoglie furono ritrovate integre e flessibili. La Chiesa interpreta l’episodio come un miracolo, mentre gli studiosi lo considerano uno dei casi più documentati di mummificazione naturale spontanea.

Il corpo superò anche l’incendio del 1357, che distrusse la cappella lignea lasciando intatta la struttura corporea. Le successive indagini radiologiche e biologiche hanno continuato a rilevare una conservazione eccezionale dei tessuti, mantenendo la reliquia al centro di un confronto tra devozione religiosa, storia e ricerca scientifica.