Udine ospiterà una delle due proiezioni regionali di Mustang, il documentario diretto da Kasia Smutniak e premiato con il Premio del Pubblico Terna alla 21ª Festa del Cinema di Roma. L’appuntamento è fissato per sabato 14 novembre alle 19 al Visionario, dove la regista sarà presente in sala al termine della proiezione per incontrare gli spettatori.
La giornata dedicata al film proseguirà in serata a Pordenone, con una seconda proiezione alle 21 a Cinemazero. Il passaggio in Friuli Venezia Giulia consente al pubblico di conoscere un lavoro costruito attraverso memoria privata, viaggio e impegno verso una comunità lontana.
Un legame nato in Nepal
Il documentario prende le mosse dal rapporto con il Mustang, regione himalayana del Nepal al confine con il Tibet, conosciuta da Smutniak all’inizio degli anni Duemila durante un viaggio compiuto insieme a Pietro Taricone. In quell’occasione, affrontata con uno zaino e una piccola videocamera, nacque anche l’idea di tornare per contribuire alla tutela della cultura locale.
Quel progetto è rimasto legato alla storia personale della regista e, molti anni dopo, è stato riaperto dalla figlia Sophie, che ha ritrovato le immagini realizzate durante il primo viaggio e quelle dei successivi ritorni compiuti con la madre. Il film ricostruisce così un percorso familiare segnato dal tempo, dai ricordi e dai cambiamenti vissuti dai suoi protagonisti.
La scuola e la promessa alla comunità
Nel racconto assume un ruolo centrale Kunzom, figura attraverso la quale prende forma la promessa fatta anni prima: costruire una scuola per permettere ai bambini della regione di proseguire gli studi senza dover lasciare le proprie famiglie. Il documentario unisce quindi la dimensione autobiografica alla responsabilità verso una comunità del Mustang.
Attraverso la voce di Sophie, l’opera attraversa oltre vent’anni di esperienze e mette in relazione memoria individuale e vicende collettive. Il riferimento al Samsara, richiamato nel film, accompagna l’idea di una trasformazione continua e di un percorso in cui il passato torna a dialogare con il presente.
Nel presentare il lavoro, Smutniak ha spiegato di averlo affrontato durante una fase complessa della propria vita e di averne vissuto con particolare intensità la realizzazione. Ha inoltre sottolineato il valore del cinema come strumento per trasmettere emozioni e mantenere aperto uno spazio di speranza, chiarendo di aver scelto di raccontare una vicenda personale per il suo significato umano.
La regista ha infine annunciato che i proventi del film saranno destinati alla comunità coinvolta nella storia. Un elemento che lega il documentario alla promessa nata durante quel primo viaggio e aggiunge una finalità concreta al progetto presentato al pubblico friulano.