Montegiorgio (FM)

Montegiorgio, una memoria familiare racconta la Terra di Marca

Il legame con persone, mestieri, paesaggi e tradizioni emerge attraverso una narrazione tra ricordi, storia e identità.

Il rapporto con i luoghi, con le persone e con le tradizioni è al centro del racconto proposto da Adolfo Leoni dopo la visita della delegazione di Montona e Umago, in Istria, a Montegiorgio e Fermo nell’ambito del progetto AdriaViva. La riflessione, pubblicata il 3 novembre 2026, prende avvio dalla consuetudine di visitare i defunti nei cimiteri e dal bisogno di mantenere vivo il rapporto con chi ci ha preceduto.

Il testo diventa così una memoria personale e collettiva della Terra di Marca, costruita attraverso il ricordo dei nonni, della famiglia e di figure conosciute nel corso degli anni. L’autore collega queste esperienze a un’idea di comunità fondata sulla partecipazione, sulla cura dei luoghi e sulla trasmissione di usi e valori. Il riferimento alle celebrazioni di Ognissanti e alle mascherate di Halloween introduce anche una riflessione sulla necessità di proporre alternative culturali senza limitarsi alla contrapposizione.

La campagna, il lavoro e la memoria

Tra i ricordi evocati c’è quello del nonno Adolfo Ilari, agricoltore e allevatore delle Piane di Montegiorgio. Nei pressi di Querciabella coltivava i campi e allevava bovini di razza marchigiana. In primavera conduceva la mandria a piedi verso la pianura laziale, attraversando i Monti Sibillini: una pratica di transumanza descritta come occasione di incontro, confronto e collaborazione tra persone.

Il racconto richiama anche le opere di Don Giuseppe Toscani, sacerdote e pittore considerato dall’autore uno degli interpreti dell’anima marchigiana. Nei suoi dipinti compaiono contadini, animali, famiglie e scene di vita quotidiana, insieme ai mestieri legati alla produzione agricola e artigianale. Tra i riferimenti ci sono i paesi dei cosiddetti cinque nodi del cappello, da Montappone a Massa Fermana, e una società rurale nella quale il lavoro, il riposo e la convivialità seguivano ritmi condivisi.

Poeti, artisti e tradizioni

Un’altra parte della memoria riguarda il nonno Mariano, tenore, e gli incontri culturali organizzati nelle cantine di famiglia. Attorno al gruppo Li Belli Umori si incontravano poeti, musicisti e artisti, in un clima di amicizia e confronto. Vengono ricordati il compositore Domenico Alaleona, il poeta Massini e diversi autori montegiorgesi, tra cui Antonio Angelelli, Agostino Scaloni, Giovanni Capecchi, Sesto Vita e Bruno Marziali.

La riflessione si allarga quindi alla storia del territorio, dai Piceni ai monaci benedettini, fino alla diffusione di mulini, scuole e attività artigianali. L’autore sottolinea il valore di una cultura del lavoro intesa come cura e responsabilità, collegandola alla riduzione degli sprechi e alla tutela dell’ambiente. In questo percorso cita anche i paesaggi dipinti da Stefano Petracci, tra Amandola, Montefortino e Fermo.

Il ricordo conclusivo è dedicato alla madre Antonia, alla sfoglia preparata in casa, ai pranzi delle festività e alla famiglia riunita attorno alla tavola. Sono immagini che, nella narrazione, confluiscono nella dieta mediterranea, presentata non soltanto come modello alimentare, ma come insieme di consuetudini, relazioni e attenzione per ciò che viene tramandato. Il racconto si chiude con l’idea che custodire la memoria delle comunità possa contribuire a orientare il presente.